No, la Umbria Olii s.p.a. non è del papa, è di Del Papa.Qui a destra c'è lo stemma araldico che decora buona parte della sua linea di prodotti.
Ricordatevi il nome e memorizzate il logo.
E per essere sicuri di non perdervi i prodotti privi del logo classico visitate questa pagina e memorizzateli tutti.
E poi ricordatevi di non comprarne neanche uno.
Perché? Non ho la minima idea della bontà di questi prodotti. Possono essere ottimi come orrendi, non importa.
Quello che importa è che a Del Papa non era bastato distinguersi come il titolare d'azienda che ha fatto causa per 35 milioni di euro alle famiglie dei SUOI dipendenti morti sul posto di lavoro. No, l'azienda si è sentita, attraverso i suoi legali, di censurare quei politici che si sono schierati vicino alle famiglie delle vittime.
"Le dichiarazioni spericolate - scrive in una nota l'azienda - rilasciate fin dal primo istante da più voci istituzionali, anzichè tener conto della delicatezza della situazione e della necessità di un clima sereno, essendo in corso la fase istruttoria del processo a carico di Del Papa, hanno alimentato la demagogica campagna di sdegno collettivo, additando, come nei processi inquisitori del medioevo 'il responsabile della strage', l'odioso e cinico padrone quale unico responsabile degli eventi. Il clima che si è concretato fin dal primo momento. L'ostilità politica e mediatica hanno assunto i connotati di una condanna preventiva e senza appello, nella quale si sono innescate pesanti azioni legali di risarcimento da parte di tutti i soggetti possibili: familiari delle vittime diretti e non, Comune di Campello, Regione dell'Umbria, ministero dell'Ambiente, compagnia di assicurazione dell'impresa Manili".
Notevole. Prima fai causa alle famiglie dei tuoi dipendenti MORTI e poi ti lamenti se tutti i soggetti possibili fanno richieste di risarcimento.
Non vedo di cosa possa lamentarsi Umbria Olii. Lamentassero che i soggetti impossibili fanno pretenziose azioni legali per le quali l'azienda deve anticipare le spese capirei.
Mi spiace, non è così, chi può, fa.
Metterà di cattivo umore avere contro tutti i familiari diretti e non, il proprio comune, la propria regione, il ministero e la compagnia di assicurazione ma credo metta di umore molto peggiore vedersi fare causa per una decina di milioni di euro dall'azienda per la quale è morto tuo marito.
Perché i morti sono 4 quindi i 35 milioni di danni diventano 9 milioni scarsi per ogni famiglia delle vittime.
Mi domando cosa deve avere pensato il signor Del Papa.
Ecco le opzioni che mi vengono in mente.
- "Ma come?!? questi qui mi fanno 35 milioni di danni e credono di cavarsela morendo?!? ma non sta né in cielo né in terra, io faccio causa ai loro familiari!"
- "Vuoi vedere che le famiglie di questi tizi ora mi fanno causa per scucirmi un risarcimento? sai cosa faccio io? gli faccio causa anche io per una bella cifra, così, male che vada, facciamo pari e patta!"
- "Oh... è andata di sfiga, però questi 35 milioni di euro mancano all'azienda. Se non li recupero rischiamo di chiudere e finire per strada tutti, anche i colleghi di questi sventurati che possono ancora dire di avere un lavoro. Vanno recuperati."
La terza opzione è stata inserita perché la nota aziendale di censura agli organismi amministrativi conteneva un messaggio sibillino. Secondo i legali di Del Papa, infatti, gli enti summenzionati operebbero in regime discriminatorio in quanto, per difendere le famiglie dei morti sul lavoro, non starebbero pensando a quelle persone che il lavoro rischiano di perderlo a causa delle richieste avanzate nelle varie azioni legali.
Che stile... una nuova forma di ricatto.
"Attenzione, perché se mi fate pagare i danni per l'operato della mia azienda io licenzio altre persone". Un mirabile ricatto politico, va detto, perché i politici sono da sempre più vicini ai problemi dei vivi che dei morti e, come si sa, i morti non votano.
Che i 35 milioni di euro non possano essere funzionali alla sopravvivenza dell'azienda e quindi all'impiego dei lavoratori superstiti è ovvio.
Al di là della polizza assicurativa, che non mi è dato sapere cosa copra, va da sé che praticamente nessuna famiglia di comuni lavoratori può disporre di 9 milioni di euro.
L'idea stessa che un tribunale possa avallare una richiesta del genere mi fa paura: metti che crepo sul lavoro non solo lascio la mia famiglia senza i miei introiti, ma ci aggiungo pure un bel debito.
Allora facciamo una bella cosa. I danni non facciamoli chiedere alla politica.
Procuriamoli direttamente ad aziende così.
Boicottiamo i loro prodotti. Tutti. In Italia e nel mondo.
Facciamo sapere chi sono queste persone e come si comportano.
Facciamo sapere che il loro olio, per quanto buono possa essere, è macchiato di sangue, menefreghismo e ricatto.
Facciamo sapere all'azienda che il suo comportamento immorale e vergognoso le costerà molto di più dei giusti indennizzi per le morti avvenute nei suoi stabilimenti.
Facciamola pagare distruggendone i ricavi.
Si dirà "ma così i lavoratori perderanno i loro posti".
Vero. Ma il mercato di Umbria Olii verrà assorbito da un'altra azienda che farà nuove assunzioni.
Presumibilmente più seria, meno boriosa e ricattatoria di Umbria Olii.
Aziende così non servono, né all'Italia, né al mondo del lavoro. E lavorare per loro, a conti fatti, è un gran bel rischio, sia per chi muore, sia per chi rimane.
Riferimenti
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