mercoledì 30 luglio 2008

Anonimo sequestro


Roba da romanzo.
Ma se ti chiami Rockefeller e hai soldi da buttare la vita è più facile. Anche quella criminale.

Il signore nella foto si chiama Clark Rockefeller. Almeno da un po' e chissà fino a quando. E' l'ultimo degli pseudonimi che ha scelto, apparentemente per essere facilitato nel fregare il prossimo: come si fa a dire di no a un erede della famiglia Rockefeller che paga in contanti? Tanti contanti.

Con questo banale sistema il nostro uomo è riuscito a far sparire la figlia Reigh (e se stesso) ai vigili occhi della polizia. La bimba si trovava dal padre per una visita sotto la supervisione del tribunale di Boston.
Gli è bastato avvicinare un uomo, declinare le sue (false) generalità, allungare qualche bigliettone e il gioco è stato fatto. Il malcapitato ha abboccato al punto di non fermarsi neppure quando l'assistente sociale si è appeso allo sportello della sua auto. Non è dato sapere se ha pensato di aver a che fare con un paparazzo, un importunatore o se si tratti di un vero e proprio favoreggiatore: la polizia sta andando coi piedi di piombo; non ha idea di cosa sia vero e cosa no in questa vicenda.
Ma ci fosse stato solo un autista... no, Mr. Rockefeller è riuscito a raggirare anche una donna convincendola a trasportarlo da Boston a New York per la tutto sommato modica cifra di 500$. Contanti, ovviamente.
La polizia è riuscita a ricostruire i movimenti dello "strano padre".
Fuga dall'assistente sociale a mezzo credulone fino al General Hospital di Boston, da lì via in taxi. Quindi passaggio a New York grazie all'altra credulona, Aileen Ang. Destinazione Grand Central Terminal, un terminale dei treni a New York e stazione della Metro. Qui padre e figlia scompaiono lasciandosi dietro una sfilza di interrogativi e una Aileen Ang sotto shock ma fuori dai guai: sottoposta alla macchina della verità è stata prosciolta dagli investigatori.

Non si sa chi sia davvero Clark Rockefeller. La polizia dice che è solo l'ultima di una lista di identità. Ammette persino che non ha la più pallida idea materiale di chi sia quest'uomo che con la famiglia Rockefeller della Standard Oil non ha nulla a che vedere. O di quale sia la fonte delle sue ricchezze, perché ricco è davvero: un ottimo matrimonio alle spalle, diverse abitazioni tra il notevole e l'assolutamente prestigioso.
In compenso sa che non ha studiato matematica e fisica a Yale nè ha insegnato al MIT o ad Harvard. Una delle tante storielle che il nostro ha raccontato in giro.

Nel complesso un bel personaggio.

Per il momento la scomparsa della ragazzina desta il giusto allarme: un sistema sociale non può permettersi di perdere i minori che protegge. Ma per quanto eccentrico sia questo signor Vattelappesca non sembra rappresentare un pericolo per la figlia, almeno stando alle parole degli ex-vicini di casa.
Se più o meno tutti alla lunga hanno capito che i suoi racconti non stavano insieme è anche vero che lo descrivono come un buon padre: distribuiva dolcetti a Halloween sulla soglia di casa con la figlia, la accompagnava a prendere il gelato e a lezione di karate. Sono le parole di quelli che lo conoscevano meglio, non sapendo niente di vero su di lui.

A occhio le probabilità che Mr. Rockefeller venga rintracciato sono poche. Gli investigatori sono frustrati: questo spiega perché hanno dato la storia in pasto ai media ma rende evidente che ormai sperano solo nell'avvistamento di qualche ligio cittadino. D'altro canto se un uomo riesce a tenere nascoste le fonti della sua ricchezza e la sua identità con questa continuità non credo ci siano molte speranze che non riesca a nascondere se stesso.
Peccato, avrei voluto capire se dietro a questo personaggio c'è un criminale che attinge a rendite equivoche e occulte o qualcosa di più gustoso. Magari un fisico svitato e geniale.

Riferimenti

martedì 29 luglio 2008

Cuil e gli UFO


Oggi non ho avuto troppo tempo di scovare notizie gustose a giro per il mondo, ma alla fine ho deciso che Cuil era la più interessante.

Dopo Knol, l'ennesimo servizio con cui Google va all'attacco della parte di web che non si è ancora accaparrato, forse il gigante di Mountain View deve guardarsi le spalle.
La "minaccia" arriva da tre suoi ex-dipendenti, è finanziata con 33 milioni di dollari dei quali solo 7 fin qui spesi e, giusto per capirsi, attinge a un database di pagine tre volte più grande del suo: sebbene Google non fornisca dati a riguardo si ritiene che indicizzi circa 40 miliardi di pagine, Cuil, come si può leggere nella sua homepage, sfora i 120 miliardi.
Cuil si legge come cool (figo) e in gaelico significa conoscenza. L'obiettivo dichiarato di Cuil è di non far solo trovare le pagine, ma di ordinarle per rilevanza. Se vogliamo anche il PageRank, il criterio usato da Google, è un criterio di rilevanza, ma è anche un criterio piuttosto stupido: il PageRank di un sito dipende esclusivamente da quanti link conducono al sito. Cuil si propone invece di contestualizzare meglio le parole cercate, producendo risultati più rilevanti, organizzandoli, accompagnandoli con immagini e menù di contestualizzazione navigabili dall'utente piuttosto che come un unico elenco deciso dalla macchina. Forse un errore: molti netizen amano il piatto pronto.
Che Cuil voglia distinguersi da Google è evidente. Che sappia cosa è Google, anche, visto che Anna Patterson, la co-fondatrice di Cuil, è stata l'architetto dell'ultima versione del motore di ricerca di Google.
Oltre alla filosofia "cerchiamo su più pagine restituendo risultati migliori" Cuil punta alla totale privacy degli utenti, almeno a parole. Nessun log, di nessun tipo, nessuna registrazione nè delle ricerche, nè degli ip, nessuno sguardo curioso ai cookies, le informazioni sui siti visitati dagli utenti.
Che, detto chiaramente, sono uno dei motivi per cui Google ha tanto successo. Se qualcuno vi viene a chiedere se avete del filo fa abbastanza comodo sapere se è un sarto, un appassionato di pesca o un neurochirurgo.
Ma queste sono considerazioni future. Per ora Cuil è sostanzialmente in prova avendo stanziato soltanto un quinto del suo capitale e vantando un parco macchine decisamente piccolo per lo scopo che si propone: 1000 per indicizzare le pagine e 400 per le ricerche dell'utenza. E se il proposito è andare a scovare anche quelle pagine che sono linkate da poche altre o addirittura per niente perché potrebbero celare informazioni interessanti e rilevanti... per il momento perde su tutta la linea.
Google offre più risultati, più rilevanti, più geograficamente coerenti, più linguisticamente coerenti. E' un po' frustrante cercare Italia e vedersi restituire solo pagine in inglese.
Vale comunque la pena seguire il progetto, se non altro perché Google mi piace e se qualcuno che lavorava per Mountain View pensa di poterlo migliorare, benvenga.
Poi... è l'eterna sfida di Davide contro Golia: come si fa a non tenere un po' per Davide? (ABC News)

Altra notizia curiosa per quanto sostanzialmente inconcludente è quella rimbombata (in diversi sensi) nei cieli inglesi. Parlando ad una radio di Birmingham, Edgar Mitchell si è abbandonato a una confessione: gli alieni esistono e i governi della terra cercano di coprire questa banale realtà. X-files reloaded? Insomma. Perché Mitchell era sull'Apollo 14 ed è stato il sesto dei dodici uomini ad aver messo piede sulla Luna.
Caso vuole sia anche nativo di Roswell, New Mexico. QUELLA Roswell.
Per uno nella sua privilegiata posizione di conoscenza l'esistenza degli alieni e della loro tecnologia superiore è un fatto, dice Mitchell. Quindi descrive laptop spessi come wafer con tanto di dispositivi magneto-ottici integrati. Obiettivamente mi aspettavo di più.
La NASA smentisce. La stampa fa gentilmente notare come molti astronauti tornati dalla luna tendano a diventare un po' picchiatelli: c'è chi si è messo a fare il pittore, chi si è dedicato all'alcolismo e chi è diventato uomo di fede. I cospirazionisti dicono che perdono le rotelle perché sulla Luna non c'è stato nessuno e solo qualche svitato può davvero crederci.
Ah, tanto per andare con i tropos, gli alieni sono "piccola gente che a noi sembrerebbe strana", un po' come i giapponesi. E hanno davvero la testa piccola e gli occhi grandi.
Valutate un po' voi se crederci o no, ma sappiate che Mitchell ha fatto un esperimento paranormale già sull'Apollo 14 mentre tornava a casa. (ABC News)

Infine due paroline su Qantas Airways Limited.
Molti ricordano Dustin Hoffman che, in Rain Man, si impunta a non prendere l'aereo perché non è della Qantas, l'unica compagnia aerea a non avere avuto un incidente fatale al mondo.
Innanzitutto non è vero: la Qantas non ha mai avuto un incidente fatale che coinvolgesse un jet ma ne ha avuti otto per un totale di 62 vittime.
Ma succedeva tra il 1927 e il 1945, metà dei quali durante la Seconda Guerra Mondiale e Qantas è da allora generalmente considerata una delle migliori compagnie aree del mondo.
Fa notizia, pertanto, che negli ultimi tre giorni due aerei Qantas abbiano avuto problemi che li hanno costretti ad atterraggi di emergenza.
Alcuni hanno accostato questo smacco alla tendenza negativa della compagnia aerea nelle classifiche di settore sulle migliori aziende.
Qantas rimane la seconda compagnia al mondo per longevità dopo KLM, ma dopo essere stata considerata la seconda miglior compagnia nel 2005 e nel 2006 è scivolata al quinto posto nel 2007.
Non è successo nulla di veramente grave, almeno finchè un buco di un metro nella fusoliera non causa danni che vanno oltre il buco stesso, ma il mito costruito nel 1988 su Tom Cruise e Dustin Hoffman si ridimensiona. (RNW)

lunedì 28 luglio 2008

Parla Berlusconi


Informazione seria.

Dopo aver fuso Forza Italia e Alleanza Nazionale il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri ha finalmente tolto il velo sull'orientamento politico del neonato partito.

Non l'avessi sentito con le mie orecchie, non ci crederei.

Fatico davvero a pensare che quest'uomo mantenga intatte le proprie facoltà mentali.

Vi lascio al video perché davvero non ho parole.
Dichiarazioni del 25 luglio 2008.


domenica 27 luglio 2008

Bossi, Alitalia, dita medie e Ryan Air


Che sarebbe arrivato il tempo degli sfottò si sapeva.

I più informati sapevano anche che di sfottò al Bel Paese, all'estero, ce ne sono fin troppi.

Ma Ryan Air, ora, "shocka" gli italiani dalla testa insabbiata utilizzando addirittura il proprio sito web.
E lo fa usando il famoso dito medio del ministro Umberto Bossi.

Che Ryan Air ce l'avesse con Alitalia - e quindi col governo - non era un mistero per nessuno.
Già agli inizi di giugno aveva presentato un ricorso alla Corte di Giustizia europea contro il prestito ponte.

Altra questione poco misteriosa è che il marketing di Ryan Air è leggermente superiore a quello di Alitalia, questione intuibile dal fatto che Ryan Air è una compagnia in ottimo stato di salute mentre Alitalia... beh, è Alitalia.

Non mi sorprende più di tanto, quindi, che la homepage del sito in italiano di Ryan Air vada sostanzialmente a colpire nel segno. Bossi è solo un simbolo, ma quello che si legge è noto a chiunque voli con una certa frequenza. Alitalia è cara, inaffidabile e sembra che i passeggeri siano la sua ultima preoccupazione; tre ottime ragioni per essere in rotta per il fallimento.

Desolanti sono le risposte della politica all'iniziativa di Ryan Air, che come molte sue iniziative è parecchio controversa.
Si capisce che non è bello vedere il dito (medio?) che affonda nella piaga ma l'uscita di Castelli è miserabile:
«Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico. In qualità di Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti mi attiverò per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l'attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani».

Castelli, in qualità di sottosegretario, non dovrebbe dire certe cavolate.
Ryan Air non è un partito politico, è una compagnia aggressiva che difende la propria azienda criticando giustamente le scelte protezioniste ed incomprensibili del governo italiano.
Siamo nell'UE c'è libera competizione.
Ma non in Italia, dove si deve valutare se si può sfrattare una compagnia aerea dell'Unione dagli aeroporti nazionali.
Fa anche specie che Castelli definisca Ryan Air un partito politico e poi cerchi di capire se può sbatterla fuori dal suolo patrio. Dopo la soglia di sbarramento al 4-5% la soglia di sbarramento all'irlandese. A buon intenditor poche parole.
Quelle di Donatella Poretti sono tre e fanno centro:
«classico stile mafioso».

Avanti, ministri.
Toglieteci anche Ryan Air. State sicuri che così voleremo Alitalia e vi vorremo più bene.
Perché i dipendenti Alitalia saranno anche sui 12 mila, ma Ryan Air nel 2004 ha trasportato 400 mila passeggeri nella sola Alghero. Dal 2004 i passeggeri Ryan Air sono solo raddoppiati.

La notizia ha fatto il giro del mondo, ovviamente.
La vera notizia è che i giornali scrivono che il banner - i banner sono le immagini pubblicitarie sui siti internet - di Ryan Air ha fatto arrabbiare gli italiani.
Siete arrabbiati voi? Io no, per niente.
Penso che con tutte le sue controversie societarie Ryan Air abbia ragione da vendere in questo caso. Ovviamente ci si riferisce alla rabbia dei politici. Quei politici del governo di prestigio internazionale.

Eccolo lì il prestigio internazionale dell'Italia, troppo piccolo per essere messo in prima pagina anche quando viene umiliato nel mondo: l'Associated Press gli dedica sette righe di numero a colonna ristretta.

Riferimenti

sabato 26 luglio 2008

Poker, arriva Polaris 2.0


Quando certe notizie passano inosservate c'è da chiedersi se non sia per volontà di qualcuno.

Inizi di luglio 2008.
Una macchina, nome in codice Polaris 2.0, batte per la prima volta i campioni del poker alla Man-Machine Poker Competition di Las Vegas.

Aficionados del poker: "Eh, ma gli umani possono bluffare cambiare comportamento...".
Tecnico informatico: "Anche Polaris 2.0".
Siccome questa diatriba ha già tenuto banco in casa mia a sufficienza ribadirò il concetto.

Polaris ha sconfitti i campioni del poker.

Non un giocatorello qualsiasi o anche bravino. Parliamo, per fare un nome, dell'uomo nella foto, Nick "Stoxtrader" Grudzien. Uno che a poker ha vinto milioni di dollari e gestisce un intero sito (commerciale) dedicato all'insegnamento del poker. Uno che non sarà Phil Laak, l'uomo che aveva sconfitto Polaris 1.0, ma che è comunque considerato uno dei più grandi giocatori di poker della rete.

Innanzitutto... non è stata una vittoria campale, va detto. Ma senza scendere troppo nei dettagli tecnici che lusingherebbero tutti gli appassionati di ingegneria del software va anche detto che è stata una vittoria significativa pur nelle sue limitazioni.

Innanzitutto parliamo di heads-up poker nella versione Texas hold'em. Dal punto di vista progettuale una notevole semplificazione, visto che un buon numero di carte è un dato certo del problema e questo facilita l'analisi.
Ma si trattasse solo di analisi delle carte il software non avrebbe mai vinto.
L'anno scorso Laak ed Eslami si erano imposti sfruttando alcune debolezze del sistema. Le avevano intuite e sfruttate a loro vantaggio, proprio come si farebbe contro un giocatore umano. Solo con la certezza che il computer avrebbe abboccato.
Per evitare questo Polaris si è evoluto prevedendo un modulo di autoapprendimento: se i giocatori cambiano stile, Polaris fa lo stesso. Se un giocatore lo induce in errore una volta, se ne ricorda e si dà da fare per ovviare. Per testare bene questa capacità ha giocato contro cinque giocatori, non più due. Nel poker, infatti, si può cambiare stile ma sostanzialmente ogni giocatore risponde a dei modelli abbastanza noti: un giocatore è capace di cambiare stile per alcune mani, ma non in modo definitivo.
I round sono rimasti quelli del 2007 con la macchina opposta a una squadra di due dei tre giocatori; questo accorgimento è servito, analogamente al 2007, ad eliminare dalla sfida il fattore K, la fortuna con le carte: i due giocatori umani giocavano in due stanze separate le stesse mani contro Polaris, ma a carte invertite. In questo modo una mano sfortunata contro un giocatore diventava una mano fortunata contro l'altro, neutralizzando l'incognita della sorte.
Inoltre Polaris ha potuto analizzare le mani che ha perso per capire cosa avrebbe potuto fare per vincere; chi gioca a poker sa che raramente è concessa questa possibilità perché raramente si arriva a vedere la mano dell'avversario.

Ma con tutte queste concessioni semplificative la macchina programmata dal gruppo di laureati dell'Università dell'Alberta sotto la guida del professore Michael Bowling ha ottenuto un risultato paragonabile a quello che ottenne Deep Blue battendo a scacchi Kasparov nel 1997.
La macchina ha superato l'essere umano.

E questo segna un problema notevole perché, nonostante tutti siano d'accordo nel ritenere che il poker su internet sia un affare a termine, pochi si aspettavano che il termine potesse essere così materialmente vicino.
Perché un affare a termine? E' semplice. Poker su internet = computer e Polaris è un computer. In un futuro non troppo lontano, pertanto, i giocatori di poker su internet saranno solo masochisti che si "divertiranno" a prenderle da bot (programmini che compiono azioni al posto degli umani, una deformazione di robot).

Certo... è dura passare dall'heads-up play del texas hold'em a tornei da centinaia di persone o anche solo tavoli da dieci persone, ma il problema è che è meno dura per un software che per un essere umano.

Le conseguenze dello sviluppo di Polaris sono particolarmente importanti per internet stessa. Il gambling online, il gioco d'azzardo sulla rete, è il secondo affare di internet dopo il sesso e il poker fa la parte del leone nel gambling online.
A breve, quindi, queste risorse economiche si potrebbero riversare su altri giochi d'azzardo o su altri canali.
Per sfortuna dei gestori di casinò online, però, il software alla base di Polaris è molto versatile. I suoi modelli di apprendimento, ad esempio, verranno usati su reti di sensori per aumentare le nostre conoscenze di come il calore si diffonde negli edifici (quindi questa ricerca ha una dignità notevole anche al di fuori del mondo del gambling) e questo fa capire che sono o saranno, dopo le opportune modifiche, validi supporti in tutto ciò che è azzardo con l'intervento del modello comportamentale umano.
Poker o Teresina, Black-Jack o Sette e mezzo cambierà poco.

Chi vuole "godersi" il gioco d'azzardo online è pertanto avvisato. E' una questione di tempo (poco), poi si divertirà solo se è masochista.

Riferimenti
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venerdì 25 luglio 2008

Arriva Knol, Wikipedia trema?


Visto l'argomento potevo dedicare l'immagine del post a Wikipedia o a Knol.
Ma i loghi di Google - perché Knol è una creazione di Google - si somigliano tutti e ce ne sono già due nel post precedente, inoltre quello di Knol è davvero minuscolo, quindi benvenga quello di Wikipedia.

Anche perché Knol non mi piace.

Sono indeciso su che taglio dare a questo post. Se quello commerciale, quello culturale o quello sociale.
L'esperienza mi dice che seguire i soldi è sempre una buona idea.
E i soldi, su internet, sono essenzialmente il pagerank, ovvero il piazzamento di una pagina nei motori di ricerca: prima figuri, più è facile che ti clicchino. Se ti cliccano di più i tuoi contenuti hanno un successo maggiore, ivi compresi quelli commerciali e le pubblicità nelle tue pagine.
Credetemi, io lo so bene: il mio blog è difficile da trovare anche impegnandosi e infatti non mi posso permettere neppure un cappuccino alla settimana.

Veniamo quindi a Knol-Wikipedia. Cosa succede quando un utente cerca informazioni su un argomento in un motore di ricerca? Con tutta probabilità trova la pagina di Wikipedia dedicata a quell'argomento, con molta probabilità la giudica più che esaustiva e con altrettanta probabilità non visiterà altre pagine per quella ricerca specifica.
Ma Wikipedia è una fondazione non-profit non fa pubblicità e non ne ospita.
Pensate quanti clic, quante impression, quante occasioni di pubblicità buttate via.
Ah, impression è il termine tecnico per dire visite di pagina. Le impression su internet sono l'equivalente dell'audience in tv: si potrebbe dire pubblico ma il marketing adora i termini inglesi e per quelli paga.

Pensate, solo leggendo questo articolo pagerank e impression sarebbero state due buone occasioni per un viaggetto su Wikipedia. Ogni viaggetto diverse pubblicità. Il tutto moltiplicato per l'utenza del mio blog - che è nulla - moltiplicata per i blog del pianeta, moltiplicata per tutti quelli che bazzicano la rete.
Se vogliamo riassumere, stiamo parlando di miliardi di euro.

Quindi a Mountain View, l'idilliaca sede di Google, qualcuno deve aver pensato "ma se invece che una pagina priva di pubblicità come quelle di Wikipedia i ricercatori della rete visitassero come prima cosa una pagina pubblicizzabile quanti soldi in più si farebbero?". Immediatamente dopo devono aver pensato che era conveniente che la pubblicità fosse la loro. E che anche le pagine fossero le loro. Il passo successivo è banale: "perché mai SOLO UNA pagina?".

Messa così è triste, ma per quanto si può capire spiega perfettamente la filosofia di Knol.
Knol è il nome del servizio di Google ma è anche l'unità di conoscenza, knowledge, in inglese.
Infatti, diversamente da Wikipedia che si propone di essere un'enciclopedia e pertanto segue la filosofia un-argomento-un-articolo, Knol si propone di dare sfogo a tutti coloro che vorranno creare un'unità di conoscenza nella quale far valere le proprie competenze.
Questo significa sostanzialmente che per ogni argomento potranno esserci molti articoli.
Knol, poi, si offrirà di accreditare quei pubblicatori che lo vorranno, presumibilmente per dargli prestigio. Gli articoli saranno poi votati dagli utenti.
Knol, insomma, offrirà competenza e pluralità. Ma mi pare che qui cada l'asino: che ne so, io che ho studiato ingegneria se il Dr. Rossi è più competente del Dr. Verdi in tema di malattie infettive? E che ne sanno gli altri utenti della rete che magari di medicina ne sanno meno di me?
Ovviamente in un bailamme di articoli sarà necessario uno strumento di ricerca. Facile, no? è Google, cosa vuoi che sia implementare un sistema di ricerca? Il problema è il sistema di valutazione degli articoli, il loro ranking. Perché gli articoli con ranking più alto compaiono prima e vengono letti di più.
Si possono pensare diversi sistemi di ranking più o meno equi, più o meno validi in funzione di questo o quell'obiettivo ma ricordiamoci quello che è lo scopo di Knol.
Ce lo dice Udi Manber, vice presidente dell'ingegnerizzazione di Google: "[le pagine di Knol] sono pensate per essere la prima cosa che qualcuno che cerca questo argomento per la prima volta vuole leggere".
In altre parole: le prime pagine che devono figurare sui motori di ricerca, perché è così che si diventa ciò che vuole Manber. Per la verità lui parla anche di volontà di finire su quelle pagine, ma chiunque abbia esperienze di ricerca su internet sa benissimo che spesso somigliano al mare quando ci sono i cavalloni: più che andare dove vuoi tu finisci dove ti porta la corrente. Se andare su internet si è chiamato surfare un motivo c'è.

Ecco quindi che si ottiene quello che dicevo poco sopra.
1) Pagine di Google che saranno prime nei motori di ricerca.
Il perchè è facile. Per lo stesso argomento ci saranno decine di pagine quindi più volume di traffico e, soprattutto, saranno nello stesso dominio così anche articoli concorrenti si aiuteranno l'un l'altro nel ranking. Inoltre il motore di ricerca più usato al mondo si chiama Google. Google assicura che non ci saranno favoritismi, ma già ora offre più visibilità a chi paga...
2) Le pagine di Knol saranno pubblicizzabili.
E questo porterà un sacco di soldini agli azionisti di Manber. Sia che la pubblicità sia pagata direttamente alla società attraverso AdSense e AdWords, sia che sia pagata agli utenti pubblicatori perchè un pubblicatore che vuole pubblicità, nel grande disegno, finirà per allungare qualche euro a Google per farsi dare un aiutino nei ranking.
Qualche revisore di Wikipedia potrebbe anche decidere di passare alla concorrenza che paga.
3) Le pagine di Knol potranno essere coperte da copyright.
E copyright e lucro sono termini che vanno di pari passo, non credo ci sia bisogno che ne parli io.
4) Le pagine di Knol su un singolo articolo saranno diverse e questo farà inevitabilmente scendere il ranking di quelle di altri domini. In parole povere, le nasconderà.
Altri bei soldini. Perché poter nascondere gli altri è un passo ben più lungo del poter pubblicizzare se stessi.

Ma c'è qualcosa di male se Google fa soldi offrendo un database di conoscenze di qualità?
No, proprio no. Ma il punto è... questo database, al di là del diventare un grande affare per il colosso di Mountain View, sarà di qualità?
Sarà facile da navigare per gli utenti?
Al di là del fatto che Knol diventerà sicuramente il luogo della rete dove sarà più facile sbattere il naso sarà, ad esempio, migliore di Wikipedia?

Tenendo presente che Knol è fuori nella sua versione pubblica da poche ore, tolto l'hosting su spazio Google, tolto il fatto che sarà facilissimo contestualizzare AdSense - proprio come lo è su Blogspot - non mi pare che si configuri come un servizio troppo diverso da Yahoo Answers o, per dirla tutta, una qualsiasi pagina web.
Certo, un articolo su Knol è più facile da pubblicare che una pagina web di proprietà proprio come un blog è più facile da aprire di una pagina web di proprietà.
Ma se su un argomento può scrivere chiunque, se i voti sono fatti dagli utenti... dove è la qualità?
E' vero che la pluralità dell'informazione è un pregio, ma mi sembra che se ne profili troppa all'orizzonte.
Poi chi decreta la qualità? I lettori?
E a che serve avere Stephen Hawking come pubblicatore se i suoi articoli li devono valutare Bobo Vieri o Costantino Vitagliano?

Forse i genietti di Mountain View implementeranno un sistema di ranking analogo a quello delle pubblicazioni scientifiche (e che fa già storcere il naso a molti pubblicatori scientifici) e forse funzionerà anche.

Ma nell'immediato vedo solo quello che ho già detto.
Il recupero di un bel po' di clic ed impression per il loro sistema commerciale e pubblicitario.
Io, come credo molti altri, nell'ansia di dover decidere quale articolo è più giusto per la mia ricerca sull'ornitorinco, continuerò a fare riferimento a quel servizio che me ne offre uno, decente e non sponsorizzato.
Perché sponsor, pubblicità e informazione obiettiva hanno un problemino che in Italia conosciamo molto bene: il conflitto di interessi.

Voglio proprio vedere se sulle pagine di Knol troveranno spazio eventuali misfatti di società come Nike, Coca-Cola o Procter & Gamble solo perché qualche pubblicatore autorevole ne parlerà. Magari non censureranno quegli articoli, basterà abbassarne il rank.
Come? Pagando, per esempio?
Mi immagino il dilemma al CdA: "Dunque... prossimo punto dell'ordine del giorno... quell'articoletto di Tizio su Knol... paghiamo direttamente Google per abbassargli il rank o proviamo a offrire qualcosa a lui?".

Può darsi mi sbagli, lo spero addirittura. Ma io non ne sentivo il bisogno.

Riferimenti
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mercoledì 23 luglio 2008

AdSense, Analytics, primi bilanci


Finalmente posso dirlo.

Anche io ho guadagnato i miei primi soldini con Google AdSense, il sistema di pubblicità contestualizzate col contenuto delle pagine web di Google che sono poi gli Annunci Google che si possono vedere alla destra dei miei post.

Sia chiaro, quando si dice che non ci si arricchisce è bene dare una misura del quanto non ci si arricchisce: il mio blogghettino, da che esiste, mi ha portato in tasca ben 0,32 centesimi di dollaro vale a dire circa 0,2039 centesimi di euro col cambio di oggi.
Ma non è per arricchirmi che ho aperto il mio blog e rimane vero che Google AdSense fa guadagnare, anche bene, un sacco di persone nel mondo. Soprattutto Google.

Pensavo, però, che il tracking dell'esperienza con AdSense di un comune blog - quindi non di un sito professionale, anche se chi lo gestisce è un professionista quindi qualcosina più del newbie inevitabilmente ce la mette - potesse essere un documento interessante per molte persone.

Direi che per ora è evidente che gli spiccioli che arrivano da Google sono poco più che un contentino per pensare, una volta la settimana, "ehi, questo caffè me l'hanno offerto i miei lettori". Non è molto, ma è comunque una bella sensazione: ho dei lettori e ogni tanto mi offrono anche un caffé. Se arriviamo al caffé e al pezzo dolce sarò entusiasta.

Ciò che mi è rimasto più impresso di Google AdSense è che, almeno nel mio caso, sarebbe meglio si chiamasse Google NonSense. Gli algoritmi di Google, infatti, contestualizzano gli annunci in base alle parole nei miei post ma non si preoccupano troppo di valutare l'animus con le quali vengono inserite.
Tipicamente funziona così: io parlo male di qualcosa e AdSense fa pubblicità a quel qualcosa.
Meraviglioso. Come solo internet e i bambini riescono ad essere.

Ciò che invece mi sta dando le più belle soddisfazioni, tolti i pochi commenti che ricevo, è Google Analytics, il sistema di statistiche sempre made in Google.
Vedere quante persone sono passate sul blog, di dove sono, come ci sono arrivate... Non paga nulla in termini economici ma mi fa impazzire di divertimento.
Mi fa venire voglia di salutare il visitatore pugliese di ieri, probabilmente finito qui per errore, e il romano che si è fatto una bella lettura dei miei sproloqui.
Un caro saluto anche a chi mi legge dagli Stati Uniti, New Hampshire e Massachusetts: non avrei mai sperato tanto!

Questo blog, il mio blog, è un enorme cartello di Lavori in corso, con tantissime idee che che devono ancora prendere corpo (e chissà se mai ne avranno uno) ma fin qui mi sta divertendo un mondo.

Speriamo non sia solo la novità. Conoscendomi, non posso escluderlo.
La rete, in ogni caso, non piangerà :-)

Riferimenti
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Umbria Olii, Del Papa


No, la Umbria Olii s.p.a. non è del papa, è di Del Papa.

Qui a destra c'è lo stemma araldico che decora buona parte della sua linea di prodotti.
Ricordatevi il nome e memorizzate il logo.

E per essere sicuri di non perdervi i prodotti privi del logo classico visitate questa pagina e memorizzateli tutti.

E poi ricordatevi di non comprarne neanche uno.

Perché? Non ho la minima idea della bontà di questi prodotti. Possono essere ottimi come orrendi, non importa.
Quello che importa è che a Del Papa non era bastato distinguersi come il titolare d'azienda che ha fatto causa per 35 milioni di euro alle famiglie dei SUOI dipendenti morti sul posto di lavoro. No, l'azienda si è sentita, attraverso i suoi legali, di censurare quei politici che si sono schierati vicino alle famiglie delle vittime.

"Le dichiarazioni spericolate - scrive in una nota l'azienda - rilasciate fin dal primo istante da più voci istituzionali, anzichè tener conto della delicatezza della situazione e della necessità di un clima sereno, essendo in corso la fase istruttoria del processo a carico di Del Papa, hanno alimentato la demagogica campagna di sdegno collettivo, additando, come nei processi inquisitori del medioevo 'il responsabile della strage', l'odioso e cinico padrone quale unico responsabile degli eventi. Il clima che si è concretato fin dal primo momento. L'ostilità politica e mediatica hanno assunto i connotati di una condanna preventiva e senza appello, nella quale si sono innescate pesanti azioni legali di risarcimento da parte di tutti i soggetti possibili: familiari delle vittime diretti e non, Comune di Campello, Regione dell'Umbria, ministero dell'Ambiente, compagnia di assicurazione dell'impresa Manili".


Notevole. Prima fai causa alle famiglie dei tuoi dipendenti MORTI e poi ti lamenti se tutti i soggetti possibili fanno richieste di risarcimento.
Non vedo di cosa possa lamentarsi Umbria Olii. Lamentassero che i soggetti impossibili fanno pretenziose azioni legali per le quali l'azienda deve anticipare le spese capirei.
Mi spiace, non è così, chi può, fa.
Metterà di cattivo umore avere contro tutti i familiari diretti e non, il proprio comune, la propria regione, il ministero e la compagnia di assicurazione ma credo metta di umore molto peggiore vedersi fare causa per una decina di milioni di euro dall'azienda per la quale è morto tuo marito.
Perché i morti sono 4 quindi i 35 milioni di danni diventano 9 milioni scarsi per ogni famiglia delle vittime.

Mi domando cosa deve avere pensato il signor Del Papa.
Ecco le opzioni che mi vengono in mente.
- "Ma come?!? questi qui mi fanno 35 milioni di danni e credono di cavarsela morendo?!? ma non sta né in cielo né in terra, io faccio causa ai loro familiari!"
- "Vuoi vedere che le famiglie di questi tizi ora mi fanno causa per scucirmi un risarcimento? sai cosa faccio io? gli faccio causa anche io per una bella cifra, così, male che vada, facciamo pari e patta!"
- "Oh... è andata di sfiga, però questi 35 milioni di euro mancano all'azienda. Se non li recupero rischiamo di chiudere e finire per strada tutti, anche i colleghi di questi sventurati che possono ancora dire di avere un lavoro. Vanno recuperati."

La terza opzione è stata inserita perché la nota aziendale di censura agli organismi amministrativi conteneva un messaggio sibillino. Secondo i legali di Del Papa, infatti, gli enti summenzionati operebbero in regime discriminatorio in quanto, per difendere le famiglie dei morti sul lavoro, non starebbero pensando a quelle persone che il lavoro rischiano di perderlo a causa delle richieste avanzate nelle varie azioni legali.

Che stile... una nuova forma di ricatto.
"Attenzione, perché se mi fate pagare i danni per l'operato della mia azienda io licenzio altre persone". Un mirabile ricatto politico, va detto, perché i politici sono da sempre più vicini ai problemi dei vivi che dei morti e, come si sa, i morti non votano.
Che i 35 milioni di euro non possano essere funzionali alla sopravvivenza dell'azienda e quindi all'impiego dei lavoratori superstiti è ovvio.
Al di là della polizza assicurativa, che non mi è dato sapere cosa copra, va da sé che praticamente nessuna famiglia di comuni lavoratori può disporre di 9 milioni di euro.

L'idea stessa che un tribunale possa avallare una richiesta del genere mi fa paura: metti che crepo sul lavoro non solo lascio la mia famiglia senza i miei introiti, ma ci aggiungo pure un bel debito.

Allora facciamo una bella cosa. I danni non facciamoli chiedere alla politica.
Procuriamoli direttamente ad aziende così.
Boicottiamo i loro prodotti. Tutti. In Italia e nel mondo.
Facciamo sapere chi sono queste persone e come si comportano.
Facciamo sapere che il loro olio, per quanto buono possa essere, è macchiato di sangue, menefreghismo e ricatto.

Facciamo sapere all'azienda che il suo comportamento immorale e vergognoso le costerà molto di più dei giusti indennizzi per le morti avvenute nei suoi stabilimenti.
Facciamola pagare distruggendone i ricavi.

Si dirà "ma così i lavoratori perderanno i loro posti".
Vero. Ma il mercato di Umbria Olii verrà assorbito da un'altra azienda che farà nuove assunzioni.
Presumibilmente più seria, meno boriosa e ricattatoria di Umbria Olii.

Aziende così non servono, né all'Italia, né al mondo del lavoro. E lavorare per loro, a conti fatti, è un gran bel rischio, sia per chi muore, sia per chi rimane.

Riferimenti

martedì 22 luglio 2008

Oh--Mio--DIO!


Ho scelto la locandina del buon vecchio Esorciccio come immagine a commento di questo post perché se la notizia non fosse terribilmente seria ci sarebbe proprio da ridere.

E la notizia è seria davvero, tanto da aver attirato l'attenzione dell'Associated Press forse la più importante agenzia di stampa al mondo.

A distinguersi è ancora una volta il Texas, lo stato che può pregiarsi di aver dato il la alla carriera politica di George W. Bush facendone il suo governatore.

Non che il Texas sia nuovo a posizioni leggermente conservative in materia di religione, ma fa specie che i due stati alfieri della lotta alla Teoria dell'evoluzione di Charles Darwin siano Texas e Florida. E indovinate chi era governatore della Florida dal 1998 al 2007... Il signor John Ellis Bush, fratellino di George W.
Casi, sicuramente.

Ad ogni modo le strane analogie religioso-bushiane di Texas e Florida sono solo una digressione dalla notizia vera e propria.
La notizia è che in Texas non è reato imprigionare e seviziare qualcuno, non finché lo si fa in nome della religione.

Nel giugno scorso la Corte Suprema del Texas ha stabilito che una congregazione religiosa di Colleyville (un sobborgo di Fort Worth) non può essere ritenuta responsabile delle ferite riportate da Laura Schubert durante un esorcismo.
L'ha fatto sovvertendo la condanna a un risarcimento di 300'000 dollari in primo grado e al risarcimento di 188'000 dollari in appello.
L'ha fatto sostenendo che una delibera a favore della Schubert avrebbe "incostituzionalmente intrappolato la corte in questioni religiose".
E l'ha fatto non di stretta misura: il parere è stato di 6 favorevoli (alla sentenza) e tre contrari. 6-3 come si dice in US. Un discreto set, insomma.

E giusto per capirsi raccontiamo i fatti. Che si svolgono nel 1996 quando la Schubert ha solo 17 anni. E' una minorenne. Non può neppure fare liberamente sesso con un maggiorenne.
Può però essere bloccata al pavimento per ore nel corso di un esorcismo durante il quale riporta ustioni da carpet (quella che noi chiamiamo moquette), tagli e contusioni.
Visto che il processo si svolge nel 2002 fa in tempo ad essersi assicurata che l'esperienza le ha lasciato postumi come allucinazioni e automutilazione.
Gli avvocati della chiesa di Colleyville, la Pleasant Assembly of God (nome che sembra la creazione di uno sceneggiatore sadico visto che si traduce all'incirca Piacevole Assemblea di Dio), sostennero che le conseguenze psicologiche non derivavano dall'esorcismo, ma dalle esperienze traumatiche che Laura Schubert visse seguendo il padre missionario in Africa. Quelle esperienze le fecero perdere il controllo dei nervi e ciò che seguì fu il suo tentativo di ricevere attenzione.

Io non sono uno specialista, ma quand'anche una ragazzina fosse esaurita a seguito di un'esperienza missionaria in Africa ho seri dubbi che imprigionarla, tagliuzzarla e picchiarla qualche ora qua e là possa farle bene.
Ma in fondo io c'entro poco con tutto questo.
Quello che è importante è che né la giuria di primo grado, né quella d'appello hanno pensato di andare a infognarsi con questioni religiose. Perché l'argomento del contendere è il Primo Emendamento della costituzione americana, quello che stabilisce la libertà di culto.

E cosa ci sia da discutere di libertà di culto quando qualcuno viene imprigionato e seviziato non mi è chiaro.
Però è chiaro al giudice Medina che scrive, nel suo parere, che ritenere la congregazione religiosa colpevole "avrebbe un effetto incostituzionalmente agghiacciante perché costringerebbe la congregazione ad abbandonare i principi basilari delle sue convinzioni religiose".
Parola chiave: religiose. E' religioso, quindi il giudice non può metterci bocca. Gonfiano di botte una ragazzina minorenne, ma il giudice coscienzioso non può intervenire perché intervenire costringerebbe una religione ad intaccare il proprio credo.
Forse Medina non ha mai sentito nominare Charles Manson, 41 anni in carcere. O Waco, 51 giorni di assedio dell'FBI.
Forse il dubbio che se una religione spinge a violare la legge sarebbe il caso di intaccarne il credo non lo riguarda.

La speranza è tutta nelle mani della Corte Suprema degli Stati Uniti perché, come ricorda il presidente della Corte Suprema del Texas Wallace Jefferson, questa forma di impunità è inconsistente con i precedenti della Corte Suprema degli Stati Uniti e si estende ben al di là delle protezioni costituzionali per la condotta religiosa. "Il Primo Emendamento protegge la libertà di culto; non autorizza l'abuso intenzionale nel nome della religione" scrive Jefferson.

In poche parole... a livello federale questa sentenza statale (quindi locale) verrà miseramente stroncata. Nel frattempo uno degli stati ex-Bush non ha perso l'occasione di farsi riconoscere.

Dagli Stati Uniti, pertanto, una lezioncina: non sempre il federalismo è una buona idea.
Che il Piave mormori o che i medi dei ministri si distendano.

Napoli, emergenza finita?


Oggi facciamo informazione seria.

Vorrei dire che è così perché non sono riuscito a trovare le solite notizie curiose dal mondo, ma non è vero. Ce ne sarebbero tante.

Ma se sono riuscito (per ora) a tapparmi la bocca sulle scuse di Benedetto XVI sui misfatti del clero sono assolutamente convinto che a filmati come questo si debba dare voce.

Siamo chiari. Non sono in grado di controllare che il video non sia manipolato, ma potrei dire lo stesso dei video del TG4, di Studio Aperto o del TGCom.
E' bene che ognuno guardi e si faccia la propria opinione.

E' bene guardare e far girare.

domenica 20 luglio 2008

Spicy news


Oggi abbiamo un po' di pillole "piccanti" dal mondo.

Cominciamo dalla Grecia, 14 luglio 2008.
Anche i sassi sanno che in alcune isole greche la trasgressione è di gran voga, specialmente d'estate quando obiettivamente offrono paesaggi magnifici.
Se ne sono accorti anche i location scout dei film porno che, sull'esempio della casa svedese Private, cercano ormai sempre più spesso di abbinare alle donne più o meno belle un bel make-up, dei bei vestiti e un bel set.
Accade quindi che a Zacinto, su una spiaggia, venga inscenata una gara di sesso orale da riprendere con l'intento di essere pubblicata su internet. Come sempre più spesso accade le interpreti sono amateur, attrici non professioniste, raccolte tra le tante persone che visitano la Grecia in questa stagione.
Non professioniste quanto volete, ma pagate per le loro performance.
Questo ha convinto la polizia greca ad arrestare nove donne britanniche per prostituzione e i produttori del film per istigazione alla prostituzione.
Forse giusto, forse no, ma ultimamente le isole greche stanno diventando sempre di più la meta erotica stravagante per milioni di giovani e la polizia deve aver pensato di dover porre un freno almeno agli eccessi.

Andiamo poi in Nuova Zelanda, 6 luglio 2008.
E qui parliamo di rugby, uno sport che in Nuova Zelanda ha un carattere rituale, quasi sacrale tanto che la squadra nazionale prima di giocare invoca gli spiriti degli antenati e dei giocatori che hanno vestito la maglia prima di loro perché le diano la forza di giocare e vincere. E' il famoso haka, il ballo rituale che precede le partite degli All-black.
La domenica Prime Television trasmette, in pieno pomeriggio, una trasmissione sugli highlight di questo sport, Grassroots Rugby. Beh, quasi tutte le domeniche, perché il 6 luglio per un errorino tecnico ha trasmesso uno spezzone tratto dalla diretta di una pay-per-view per adulti. Titolo: Desperate Black Wives 2. Che se non si intuisse è un porno. Delirio totale, nonostante nessun pagamento della pay-per-view e le scuse a tutta l'utenza. Ci mancava pure facessero pagare il porno.
Ovviamente il titolo ammiccante alle famose Desperate housewives è stata l'occasione per una truce ironia sui giornali locali. Si va dal nuovo nome della trasmissione (che è stata ovviamente interrotta dopo 3'50'') Rootus Interruptus a considerazioni sull'offesa all'orgoglio nazionale o l'ipocrisia o la bacchettonaggine delle persone che hanno manifestato il loro dissenso pubblicamente o chiamando un'emittente concorrente.
L'articolo del New Zealand Herald vale la lettura.

Altra notizia gustosa dagli antipodi, 18 luglio 2008.
Dopo aver parlato di All-black parliamo di Aussie.
Come sarà noto dall'Australia va in onda la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), ospite speciale Benedetto XVI.
Ci sarebbe da parlare per ore del fatto che gli australiani non hanno preso benissimo la visita del Papa che si è dichiarato "profondamente spiacente" per gli abusi sessuali subiti da migliaia di minori australiani e perpetrati da membri del clero. Avrebbero voluto di più, magari qualcosa di un filo più pragmatico. Ma per ora non siamo qui per questo, questa polemica è ancora in corso e forse ci tornerò sopra più avanti.
Siamo qui per dire che a Sidney le case chiuse sono legali, anche se spesso finiscono agli onori della cronaca per il racket che sta alle loro spalle.
E per dire che i giornali, seguendo l'esempio di un pub locale, hanno ribattezzato l'happy hour in pappy hour.
In poche parole... sconti su bevute e bordelli per i pellegrini in visita all'Australia in occasione della GMG.
"Figurarsi se i bravi cattolici usufruiranno delle promozioni!"
Ma questo si diceva quando le promozioni erano in cantiere. Pensate e ancora non messe alla prova dai fatti.
Il 18 luglio i fatti si sono avuti, anche se i gestori dei bordelli dicevano che il business stava già carburando pesantamente solo per l'arrivo dei lavoranti necessari alla preparazione di un evento come la GMG.
Ora Xclusive, uno dei bordelli che offriva il 10% di sconto ai pellegrini che potessero dimostrare di esserlo carte alla mano, ha dichiarato che il suo giro di affari è raddoppiato e che ha dovuto assumere personale extra. Il personale ve lo potete immaginare.
Qualcosa di nuovo sotto il sole? No, non davvero secondo me, solo un dato sperimentale in più.
Del resto il passo dai papa boys, alla pappy hour, ai pappa boys, ai papponi non è così lungo.

Andiamo avanti con la Germania, notizia dei primi di luglio 2008.
Cosa può fare un buon capufficio per la sua segretaria che compare senza veli come Miss Febbraio sul tabloid Bild lamentando le minute dimensioni del suo seno?
Ma va' da sé, regalarle i soldini per l'intervento, 4500 euro.
Premesso che sono personalmente incline a diffidare di chi ha una segretaria stragnocca solo per il fatto che ha una segretaria stragnocca (ho detto stragnocca, non gnocca... quante segretarie sono Miss Febbraio?), questa magnanimità di Marco Bauschke mi puzza un po', anche perché non è che Marco è l'anziano signore che ha preso sotto la sua ala protettiva una giovane fanciulla. E' un 29enne che ha come segretaria una bellissima 28enne.
Ma è probabile che sia soltanto un malfidente io e il signor Bauschke sia semplicemente una brava persona dal buon cuore.
Peccato che l'idea di regalo associato a un rifacimento delle tette mi suoni comunque un abominio, ma questa è percezione personale, lo riconosco.
Attendiamo i commenti delle donne, anche quelli del tipo "ehi, assume mica questo tizio?".
L'immagine del post è dedicata all'avvenente Claudia che, tette o non tette, è una bella tedesca (e forse l'esempio meno diseducativo di questo post).

La vicenda di Claudia ci porta in Regno Unito dove dal 12 luglio 2008 le clienti "maggiorate" di Marks & Spencer (M&S) dovranno pagare i loro reggiseni due sterline in più delle clienti "normali".
Tempo pochi giorni e Beckie Williams, 25enne, diventa la prima "attivista della tetta" della storia, riunendo 900 persone attraverso Facebook nella protesta contro M&S.
La Williams fa presente che la politica della maggiorazione si applica solo ai reggiseni e non, per dire, alle t-shirt taglie forti che comunque richiedono più materiale. In discussione c'è il fatto che possa passare l'idea commerciale che i clienti possano essere discriminati economicamente in base alle loro "misure".
I commenti alla campagna della Williams su Busts for Justice sono sostanzialmente positivi e di supporto.

La protesta ha riscosso un'attenzione tale da costringere la ditta a uscire allo scoperto, difendendo la neonata "tit-tax", come è stata ribattezzata dai britannici, asserendo che i reggiseni per le maggiorate non comportano solo un uso maggiore di materiali, ma un lavoro specialistico di ricerca e studio... come dire... strutturale. L'azienda sostiene anche che molte donne si sono dette contente di pagare qualcosa in più per un prodotto più specificamente pensato per le loro esigenze.
Voglio essere sincero. Da un punto di vista ingegneristico mi pare che le eccezioni sollevate da M&S siano ragionevoli. Rimane difficile, però, capire se davvero l'azienda metta questo impegno extra nella realizzazione dei reggiseni con coppa DD o superiori o no. O se il surplus che chiede sia adeguato a quell'impegno.
Credo però anche, e mi pare più importante, che di modelli che propongono la filiformità come lo standard estetico da perseguire ce siano già abbastanza da non volerli infilare anche nel portafoglio per i piccoli acquisti quotidiani.

Per oggi le piccanterie sono finite, anche perché non voglio che gli Annunci di Google mi trasformino il blog in un punto di riferimento per single che cercano compagnia su internet :-)

Riferimenti
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venerdì 18 luglio 2008

Cellulari e suonerie


L'Italia era, nel 2004, il paese europeo con più telefoni cellulari.
Insieme alla Svizzera e forse qualche altro paese del mondo (ma c'è da giurare che non siano molti) detiene un altro singolare primato.

Nel Bel Paese ci sono più cellulari che abitanti.

Questo, ovviamente, ci ha resi dei pionieri del mercato dei servizi aggiuntivi per i cellulari.
I servizi aggiuntivi sono gli SMS di notifica su tempo, notizie e sport. L'accesso a trasmissioni televisive a pagamento. In alcuni paesi il tracking del telefonino per vedere dove si trovano i figli. Cose così.

Ma i servizi aggiuntivi sono soprattutto suonerie e sfondi. Che secondo il mio giudizio professionale sono il non plus ultra delle stronzate: non migliorano il servizio reso, non alterano in alcun modo la qualità del servizio, in compenso costano un boato e non sempre, che in Italia è un modo come un altro di dire mai, i costi sono chiari.

Finalmente, dopo anni di furti prima nelle bollette dei cellulari, poi anche della telefonia fissa grazie alla "collaborazione" di Telecom, l'UE si è accorta che i siti che offrono suonerie e sfondi per cellulari sono vagamente truffaldini.

Buongiorno, good morning, bonjour, guten Tag, buenos dias e qualsiasi altra lingua si parli nell'Unione. Con i tempi di internet i tempi di reazione della politica riescono ad essere sempre sorprendenti. In negativo, sia mai.

E dire che quando ho visto che gli Annunci di Google alla destra del mio blog pubblicizzavano il sito Trucchetto-SMS-gratis.com (o qualche cagata del genere) mi era venuta voglia di licenziarli dal sito stesso.

Adesso vi sorprenderò. Nonostante io sappia smontare un pc dalla prima all'ultima vite, ricostruirlo, ottimizzarlo, configurarlo, fare programmi che girino su n piattaforme diverse, siti internet e via dicendo uno degli interventi che mi vengono più richiesti è del tipo "Yhcuac, ho mio figlio/a che ha scaricato una suoneria/sfondo gratis per il cellulare, da allora la mia sim si mangia i soldi... riusciamo a fermarli?"
Oh, sì che si fermano. Ma il modo per farlo è genericamente difficile da trovare quando non è davvero difficile da trovare anche per un veterano di computer e rete come me.
Le persone normali sono in difficoltà e il vero problema è: perché sono in difficoltà?
Perché il figlio di 5-6 anni, ma magari anche parecchi di più, ha visto in televisione la pubblicità della suoneria della Bella Topolona o di Tino il gattino e siccome la pubblicità dice che è gratis si sente legittimato a chiedere ai genitori di scaricarla.
Il genitore italiano medio, abbastanza colpevolmente, ha il vizio di credere un po' troppo alla pubblicità, non ha troppa voglia di documentarsi sulle scritte in cirillico minuscolo che compaiono per frazioni di secondo sullo schermo (mentre il numero da chiamare è bello grosso e sempre presente) e, molto spesso, non ha neppure i mezzi per farlo, perché internet in Italia è costosa e raramente è diffusa nella fascia d'età dei genitori.

E, ovviamente, il modo per disdire il servizio si trova solo su internet.

Perché quello che tutte le pubblicità non dicono (o lo dicono molto in piccolo) è che sì, lo sfondo e la suoneria sono gratis, ma sono il regalo per l'adesione ad un servizio in abbonamento. E di solito un abbonamento abbastanza costoso.

In origine era così.
Ma poi le care ditte che offrono questi servizi aggiuntivi si sono rese conto che i genitori si scocciavano di rifornire di contante le SIM dei loro pargoli che non si sa come riuscivano a spendere il triplo di un avvocato in carriera e le lasciavano morire.
Era un problema.
Ma Telecom le ha aiutate e ora chiamando da fisso puoi regalare lo sfondo o la suoneria a chi vuoi tu. Certo, e il conto, immortale, arriva direttamente in bolletta.

Intanto che l'UE finisce di svegliarsi, nell'attesa che la futura direttiva europea venga recepita dal nostro paese, vi consiglio un sito che aiuterà i poveri cristi martoriati da questi abbonamenti occulti a liberarsi da un peso.

Chiaramente i siti di servizi aggiuntivi fioriscono e non si può costantemente tenerli d'occhio: sono un affare da circa 700 milioni di euro l'anno.
Ma una procedura standard esiste.
Si tratta di annotare il mittente degli SMS/MMS con cui arrivano suonerie e sfondi e chiamare il proprio fornitore di telefonia.
Questi dovrà indicarvi la società che li manda e, una volta ottenuto il nome, si potrà trovare su internet il suo sito. Una delle poche cose che aiuta, infatti, è che queste società truffaldine vogliono farsi trovare quindi trovarle è relativamente facile.
Può essere difficile, invece, capire dove sono, all'interno del sito, le istruzioni per recedere dall'abbonamento.
E' una questione di determinazione, ma da qualche parte sono, di solito piccole, nascoste e in un angolo poco pratico della pagina.

Nell'attesa il modo di difendersi da questi siti c'è: capire che si può vivere tranquillamente senza Tino il gattino o Wlady, il personaggio cui è dedicata l'immagine del post, che canta ai francesi di "ridarci la nostra Gioconda".
La cultura aiuta. Anche a capire che una suoneria che dichiara che la Gioconda è nostra ci fa sembrare cretini sia per avere pagato per scaricare qualcosa di completamente inutile, che per credere alla favola che la Gioconda è italiana.
E' legittimamente francese, rassegnatevi.

P.S. se volete andare sul blog di Wlady a insultarlo per i soldi che ha fatto scomparire dai bilanci di famiglie magari poco informate ma sicuramente non solo per colpa loro... non fatevi mancare nulla, cliccate qui.

Riferimenti
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venerdì 11 luglio 2008

Per una signora


Una comunicazione di servizio per motivi di lavoro.

Il link che ti serve è:

http://www.infoelba.it/dove_dormire/scheda_asp/nomeStr-Appartamenti%20Marzia/maincat-dove_dormire/catsub-/Id_Struttura-776

Selezionalo e copialo.

Una volta selezionato si deve vedere così:

http://www.infoelba.it/dove_dormire/scheda_asp/nomeStr-Appartamenti%20Marzia/maincat-dove_dormire/catsub-/Id_Struttura-776

Clicca qui per vedere se è la pagina giusta, altrimenti fammi sapere :-)

martedì 8 luglio 2008

Il cane con gli stivali


Dalle fiabe alla realtà.

Solo che siccome il gatto NON è il miglior amico dell'uomo, l'uomo ha deciso di sfogare le sue pensate più geniali sul suo migliore amico, il cane.

Si parte da una notizia pubblicata dal Daily Mail.

Pochi lo sanno, ma i cani hanno qualche problemino nel sistema cultural-religioso musulmano. Non sono un esperto perciò riporto le parole di Sheikh Ibrahim Mogra, un imam: "Nella legge islamica il cane non è considerato impuro. Solo la sua saliva lo è. La maggioranza delle scuole di legge islamica concorda su questo".

Come è noto un bel po' di animali ha qualche motivo di leccarsi qua e là e questo sparge la loro saliva un po' dappertutto. Di qui una certa idiosincrasia dei musulmani osservanti per i cani.
Già da tempo la polizia britannica ha la raccomandazione di mettere gli stivali ai cani quando devono essere utilizzati per perquisizioni su suolo religioso, ma a quanto pare presto la raccomandazione verrà estesa a tutti i luoghi i cui occupanti dovessero giudicare offensivo l'ingresso di un cane.

Gli sniffer-dog (cani annusatori) vengono usati per rilevare la presenza di droga ed esplosivi attività che inevitabilmente li porta a visitare, di tanto in tanto, gli ambienti più estremisti della presenza islamica nel Regno Unito che, altrettanto inevitabilmente, sono anche i più ligi alle leggi islamiche tra le quali quella controversa sui cani.

L'imam Mogra suggerisce che la Polizia dovrebbe riconsiderare la propria posizione perché se c'è bisogno di entrare in un'abitazione per motivi di sicurezza... si deve fare.
John Midgley, uno dei fondatori della Campagna contro la Correttezza Politica ritiene che la Polizia si stia dimostrando eccessivamente sensibile nei confronti di potenziali criminali quando i cittadini comuni sentono il bisogno di essere protetti.
Deve essere, questo, un ritornello comune in Europa di questi tempi.
La Polizia, dal canto suo, fa sapere attraverso un portavoce che sta facendo il possibile per evitare di urtare la sensibilità religiosa e culturale all'interno delle case dei cittadini proprio per poter assolvere ai propri compiti.

L'elemento più allarmante, forse, di tutto questo can-can (è un refuso, giuro) è che cercando un'immagine per un cane con gli stivali ho trovato decine di siti che propongono stivali per cani: da quelli protettivi, il cui senso mi è chiaro, a quelli ad alte prestazioni, a quelli impermeabili il cui senso mi è già meno chiaro.
Poveri cani, chissà perché ci sopportano ancora.

Il primo luglio scorso il Daily Mail aveva già parlato del difficile rapporto tra la razza canina e la comunità islamica quando questa si era scandalizzata per un manifesto della Polizia scozzese che informava di un nuovo numero di telefono e raffigurava un cucciolo di cane seduto su un cappello da poliziotto.

Riferimenti
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lunedì 7 luglio 2008

L'U.F.O. nel pozzo


Maggio 2008, Galles del Sud.

Centro di controllo del 999, la versione britannica dell'americano 911 e degli italiani 112, 113, 118 e vari altri messi insieme.
Il numero di emergenza, insomma.

999: "Polizia del Galles del Sud, qual è la sua emergenza?"
Chiamante: "Non è proprio un'emergenza. Volevo solo informarvi che sulla montagna c'è un oggetto lucente stazionario"
999: "Capito"
C.: "Se avete qualche minuto magari potete scoprire cos'è? E' stato lì almeno mezz'ora ed è ancora lì."
999: "E' lì da mezz'ora. Capito. E' effettivamente sulla montagna o nel cielo?"
C.: "E' nell'aria"
999: "Mando subito qualcuno a controllare"
C.: "Ok"

Dopo alcuni minuti il centro di controllo fa il suo mestiere: controlla che un agente sia effettivamente andato in loco e abbia verificato la segnalazione.

999: "Alfa Zulu 20, questo oggetto nel cielo, qualcuno gli ha dato un'occhiata?"
Agente: "Sì, è la luna. Chiudo"

Letto? In Galles c'è qualcuno che prende la luna per qualcosa di non identificato.
I più scettici potrebbero pensare che la telefonata sia uno scherzetto. Chi ha una buona comprensione dell'inglese può provare ad ascoltare la registrazione della chiamata e farsi un'idea propria. Tenga però presente che la BBC l'ha presa sul serio.

E' comunque interessante notare l'aplomb britannico davanti alle "emergenze". Qualche tempo fa il 999 in Galles del Sud non rispondeva con la formula "Polizia del Galles del Sud, qual è la sua emergenza?" bensì con "Polizia del Galles del Sud, come posso aiutarla?". E di modi di aiutare ce n'erano davvero tanti, dalle spiegazioni su come dare il voto a un concorrente di X-Factor, all'irreperibilità di una sterlina per la cauzione del carrello al centro commerciale.

Da qui la nuova formula "di saluto", un provvedimento banale che ha tagliato del 10% le chiamate al 999 perché la gente comincia a capire che chiamare un numero di emergenza per questioni banali significa sottrarre risorse a chi ha davvero bisogno. Interessante che chi ha trovato una soluzione così brillante al problema delle chiamate di pseudo-emergenza non abbia pensato a NON impegnare agenti per le stesse chiamate, perché sarà anche vero che i cittadini sottraevano le risorse a sproposito, ma è altrettanto vero qualcuno le mandava in giro a sproposito.

Per non farsi mancare nulla ci sono anche due ricercatori dell'Università di Cardiff che stanno studiando gli effetti del cambiamento della formula di saluto.

Riferimenti

Protezione solare o dai filtri solari?


Come qualcuno di voi avrà notato è estate.

Ed estate non significa solo caldo, afa, pericolo per gli anziani, animali abbandonati, week-end da bollino rosso e tutti quei tropos tanto cari all'informazione di massa italiana.

Uno dei cavalli di battaglia dei nostri media, in questo periodo, è la protezione in spiaggia, dalla prevenzione del colpo di calore alla profilassi cutanea: a sentire i nostri telegiornali, infatti, gli italiani non si sono ancora rassegnati a capire che chiss' paese d'o' sole il sole lo deve anche un po' temere.
E mentre i danni provocati dal sole non agiscono in un tempo sufficientemente breve da fare selezione sulla specie, la tintarella viene comunemente osannata e molte signore sanno che con un po' di abbronzatura tanti difetti si vedono meno.
Personalmente ho sempre considerato questa visione del problema in senso alimentare: tutti gli hamburger, dopo grigliati, sembrano uguali anche quelli di Mc Donald's e quelli che faceva mia nonna a manno, il che è un po' come dire che è difficile notare una ruga su una bistecca alla fiorentina, dopo che l'hai cotta a sufficienza, ma è chiaro che si tratta di un punto di vista non molto condiviso.

E allora giù a parlare di protezione dal sole, di orari in cui è meglio evitare l'esposizione, di cibi che aiutano la tintarella, fototipi e chi più ne ha più ne metta.
Ma mai nessuno che ci parli dei rischi dei vari schermi UV-A, UV-B o totali.
E badate bene, non parlo dei rimedi della nonna, parlo dei prodotti commerciali dedicati.

In questo ci viene in aiuto l'Environment Working Group (EWG) un'organizzazione senza fini di lucro di Washington, DC.
Visto che in tema di salute c'è spesso poco da fidarsi conviene sempre un po' indagare sulle fonti di studi e ricerche, perciò l'ho fatto. Al di là del sito di EWG, che potete visitare di persona, vi riassumo i fatti salienti.
EWG si definisce "un'organizzazione no-profit, no-partisan dedicata all'uso del potere dell'informazione per proteggere la salute umana e l'ambiente". Secondo quanto riportato nel loro sito l'84% di ogni dollaro che gli viene versato viene dedicato alla ricerca o alle spese legali legate a uno dei loro tre programmi.
I finanziatori di EWG sono per lo più fondazioni caritative private e privati cittadini che supportano il gruppo per uno o due anni, questo, presumibilmente, per evitare che un gruppo di interesse possa condizionarne le attività.
Difficile dire se questo sia sufficiente a sostenere una ricerca indipendente, ma EWG si è spesso dissociata da FDA e, visti alcuni scandali come quello del Vioxx, potrebbe essere un buon segno.

Al di là dei dettagli tecnici sul tipo di filtri, il tipo di radiazioni che assorbono, durata e tutte le altre questioni che fanno la felicità dei dermatologi ma rendono complicata la vita a chi non è un professionista della pelle, EWG ha pubblicato una lista di 952 schermi solari ai quali ha dato un punteggio che ne misura la pericolosità per la salute.

La tabella è redatta nella forma che segue (potete cliccare per ingrandire in una nuova scheda) e la lettura è piuttosto semplice.


Il primo numero è l'indice in graduatoria (presumo), seguono il nome del prodotto, il voto ed alcuni elementi degni di nota del prodotto. In alcuni casi tra il nome del prodotto ed il voto sono indicati elementi di pregio del prodotto stesso.

Il voto è racchiuso in un circoletto che ne dà una misura intuitiva in base al colore di sfondo e a voto minore corrisponde un prodotto più sicuro. Come al solito... al colore verde si associa un prodotto a basso rischio, al giallo uno a rischio medio e al rosso uno ad alto rischio.

I nomi sono quelli commerciali per il mercato americano, ma nella stragrande maggioranza dei casi, grazie alla globalizzazione, non è difficile trovare l'equivalente italiano.
Se voleste cercare una marca (brand) o un prodotto in particolare un menù a tendina e una riga di ricerca (search terms) posti appena sopra la lista dei prodotti vi saranno di grandissimo aiuto.

Infine... cliccando sul nome del prodotto si potrà accedere ad una scheda specifica con una messe di dati, in inglese, tra l'intuitivo ed il piuttosto complesso da capire, dalla cui aggregazione risulta la valutazione complessiva del prodotto visibile nella lista.

Buona ricerca :-)

Se volete sapere perché ho messo la famosa immagine della Coppertone come simbolo visivo di questo post vi suggerisco di dare un'occhiata a pagina 94 della lista.
Coppertone è l'azienda leader del mercato dei prodotti solari.

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sabato 5 luglio 2008

Il Pompa-Bonus


La notizia è importante, a suo modo. E mentre da noi probabilmente non arriverà mai in USA è stata l'occasione per diverse riflessioni.

Cominciamo con una sezione di Forse non tutti sanno che... in Nevada sono legali un sacco di cose che o non sono legali nel resto del mondo o sono fortemente limitate.
La più nota è il gioco d'azzardo. L'altra è la prostituzione.
Entrambe queste attività sono legali se svolte in apposite strutture che hanno ricevuto la licenza dallo stato (i casinò e i casini, che figata).
Ma siccome casinò e casino rischiano di generare casino (potevo scrivere confusione, ma non ho saputo resistere) in generale chiameremo i secondi bordelli.

Mi preme precisare che ci sono dei motivi alla base delle scelte "libertarie" del Nevada, difficili da capire se non ci si è mai stati. Il Nevada (il cui nome vuol davvero dire innevato e deriva dalla Sierra Nevada) è uno stato quasi completamente desertico, sebbene non proprio il tipo di deserto che noi associamo alla parola anche grazie a serie tv come C.S.I. Las Vegas. Il territorio dello stato ricalca quasi fedelmente l'area del deserto del Gran Bacino, un deserto freddo e tecnicamente semiarido, per lo più montagnoso.

Ad ogni modo... è risaputo che territori sterminati, scarsamente popolati, brulli, con carenza di acqua e clima ostile non sono esattamente nella top-ten degli imprenditori (a meno che non siano di Dubai, nel qual caso...), quindi l'amministrazione dello stato ha pensato di installare diverse attività che altrove sarebbero sembrate disdicevoli. Per i bordelli ci sono anche motivazioni storiche, dovute al passato minerario dello stato che ospita(va) ricchi giacimenti di argento.

Comunque si sono volute salvare le apparenze. I 28 bordelli con regolare licenza dello stato, infatti, sono piuttosto lontani dalle città principali e spesso anche dalle strade principali, anche se i loro proprietari hanno cercato di installarsi in prossimità di snodi di un certo rilievo essendo i camionisti i loro principali clienti. Insomma... abbastanza lontani dalle città, ma in prossimità di strade degne da valere una piccola deviazione. Piccola nel senso statunitense del termine.
E' questo il caso dello Shady Lady Ranch (Ranch della Signora Ombrosa) che si trova 150 km a nord-ovest di Las Vegas nelle vicinanze della Valle della Morte.

Penalizzata dalla situazione logistica del suo "ranch" Bobbi Davis ha visto gli affari peggiorare drasticamente via via che il costo della benzina aumentava.
Il che ha un perfetto senso: si può voler andare a donnine allegre, ma se si deve fare una deviazione, pagarle e in più pagare per raggiungerle la legalità del mestiere più antico del mondo non è più chissà che attrattiva, se lotta con quello illegale ma più a portata di mano e più economico.

Da qui la promozione che alcuni giornalisti hanno chiamato Pump Bonus, che io ho tradotto alla lettera nel titolo del post e che non suona meno equivoco nella lingua originale.
Il formato della promozione è semplice 50$ di bonus benzina per ogni 300$ spesi. Visto che qualcuno si chiederà cosa voglia dire spendere 300$ in un bordello legale del Nevada vi riporto un dato che dà una misura della cosa: se state 4 ore con una signora dello Shady Lady Ranch questa vi offrirà 200$ di benzina. 300$ l'ora, insomma (i giornalisti americani si son vergognati a fare il calcolo, io no).

Ora... ci si può chiedere il valore commerciale di una promozione del genere... voglio dire... quanto tempo si ferma il cliente medio? Quanto spende di benzina per "allungare" fino al bordello? Si fermerà 1-2 ore in più per rendere il viaggio proficuo? Per le shady ladies sarà un problema offrire qualche ora di prestazione extra per recuperare il margine di profittabilità?

Tutte domande che per ora non hanno risposta. La promozione è attiva dal 3 luglio 2008, l'articolo più completo è del 4 luglio (si dovrà pure fare qualcosa il giorno di festa nazionale, no?) pertanto ha i dati per un solo giorno. Ad ogni modo, cinque nuovi clienti hanno chiesto il bonus, cinque bonus erogati.

Ma la riflessione del San Francisco Chronicle non si ferma alla banale cronaca. Se il mestiere più vecchio del mondo conosce la crisi nelle aree rurali... figurarsi tutti gli altri. In effetti il prezzo del petrolio (e quindi della benzina) che sale alle stelle sta distruggendo l'economia rurale americana e ci vuol poco a capirlo: in campagna i mezzi sono più vecchi e meno efficienti, le distanze maggiori per raggiungere utenze minori e la morfologia del territorio stesso è più penalizzante che nelle grandi città. Inoltre è tipico degli abitanti rurali non avere risparmi, né piani di aiuto economico. Il risultato è semplice: la popolazione rurale comincia a fare a meno anche dei beni primari come il cibo e l'assistenza medica.
Visto il trend rimane da chiedersi quando la crisi arriverà nelle città. Perché se gli abitanti delle aree rurali fuggono, prima o poi o rimarranno vuote o le loro entrate dovranno aumentare sensibilmente e questo, inevitabilmente, ricadrà su coloro che fruiscono dei beni prodotti in campagna, i cittadini.

Insomma... dopo tanta proposizione del modello americano sembra che proprio il modello americano sia arrivato a una svolta e per il motivo più banale e predetto del mondo: il costo del petrolio. Gli esperti fanno previsioni molto negative, staremo a vedere.

Mi preme spendere un'ultima parolina sui bordelli del Nevada. Las Vegas è una grande meta turistica e molti potrebbero pensare che una capatina allo Shady Lady Ranch o un esercizio equivalente potrebbe valere la pena. E' bene sapere, però, che se si deve credere alla letteratura su questi bordelli si tratta generalmente di posti piuttosto squallidi. Michael Connelly ne descrive uno in Il poeta è tornato e, guardando la foto del post sullo Shady Lady Ranch, direi che la sua descrizione sembra appropriata. Ci si potrebbe chiedere, però, se lo squallore è morale o esteriore. Io non ho esperienza diretta di queste attività, ma presumo che gli interessati non siano particolarmente turbati dallo squallore morale. Per completare, quindi, ecco qui a destra la foto di una delle camere allo Shady Lady Ranch presentata dalla proprietaria Bobbi Davis. Ognuno giudichi un po' come vuole.

Rubrica A onor del vero.
Lo Shady Lady Ranch è una delle aziende del settore con una politica di marketing assolutamente degna del nome. Nel 2007, appena una corte federale stabilì che i bordelli con regolare licenza dello stato potevano farsi pubblicità anche in quelle contee dove la prostituzione è illegale, salì agli onori della cronaca come la prima attività a farsi pubblicità su diversi giornali, non ultimo un supplemento al Las Vegas Review-Journal un giornale distribuito solo nel centro città e sullo strip di Las Vegas (il secondo link di riferimento riporta l'articolo che ne parla, in inglese, ed è una lettura simpatica). Offre anche diversi gadget con tanto di logo.

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venerdì 4 luglio 2008

Once you pop...


Stavolta parliamo di Fredric J. Baur.

Il signor Baur avrebbe potuto avere molti motivi per essere orgoglioso nella vita. Dalla sua laurea, al master fino al dottorato di ricerca in Chimica Organica.

Poteva essere orgoglioso della moglie Elaine o dei tre figli da lei avuti.

Di aver servito il suo paese come fisiologo del volo durante la seconda guerra mondiale.

Ma la vera svolta della sua vita avvenne quando, verso la fine degli anni '40, andò a lavorare per Procter & Gamble.

Fu per P&G che Baur inventò le due cose di cui era più orgoglioso.

La prima non ebbe un grande successo. Era una specie di gelato disidratato: si aggiungeva latte, si metteva in freezer e si otteneva gelato (e non intendo latte gelato).

La seconda, invece, ha avuto talmente tanto successo che, sostanzialmente, è giunta invariata fino ai giorni nostri. E ormai ha quasi 40 anni.
Si tratta del "tubo" delle Pringles (chi l'avrebbe detto dall'immagine nel post, eh?). Un'invenzione che Baur brevettò nel 1970 insieme alla metodologia di impacchettamento.

E ne era così orgoglioso che un bel giorno ha deciso di chiedere alla famiglia di seppellirlo all'interno di uno di questi tubi.

Il 4 maggio 2008 Fredric Baur è passato a miglior vita all'età di 89 anni.

Posso solo immaginare che per i figli non deve essere stato semplicissimo decidere tra il rispetto delle volontà del padre e un'urna cineraria quantomeno discutibile.
Alla fine, comunque, hanno parzialmente soddisfatto le richieste del padre: quando si è trattato di seppellire i suoi resti parte delle ceneri sono state messe all'interno di uno dei tubi Pringles dei quali il buon Fredric andava così orgoglioso.

After all the said and done... Once you pop, somehow you do come to stop.

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Quando la mamma è papa che una volta era mamma


Il titolo del post fa schifo, lo so, ma giuro che la notizia mi ha lasciato spiazzato. E vorrei vedere.

La notizia è fresca fresca "The Pregnant Man" (L'Uomo Incinto) ha partorito.

E io spero che conosca uno psicologo di quelli bravi per la sua neonata bambina.

I fatti, cercando di fare ordine che non è semplice.
L'uomo nella foto a destra è Thomas Beatie, 34 anni ed è famoso nel mondo come The Pregnant Man.
Beatie non è geneticamente maschio, infatti nasce donna, alle Hawaii, col nome di Tracy Lagondino. Tra l'altro bella donna, visto che nella prima parte della sua vita, oltre a fare la girl scout, ha il tempo di diventare modella e finalista di Miss Hawaii Teen USA.

(10 secondi di pausa per darvi il tempo di mettere da parte il luogo comune che gay e lesbiche sono sempre i più fighi... e quanto spreco... e ripartiamo)

In un momento non precisato della sua vita da 20enne Tracy comincia a vestirsi e a comportarsi e a vivere da uomo e nel tempo matura la decisione di diventare legalmente un uomo. Così si massacra di testosterone ad alto dosaggio, si fa rimuovere i seni MA non si fa compromettere gli organi riproduttivi.

Nel 2003 sposa legalmente Nancy, una donna divorziata, madre di due bambini, più anziana di lui (perché a questo punto per la legge è un lui a tutti gli effetti) di 12 anni che ha subito un'isterectomia a causa dell'endometriosi.

Nel 2005 si trasferiscono in Oregon dove, evidentemente, la coppia desidera un figlio proprio. Grazie a un donatore di sperma gli ovuli di Thomas (ma forse gli ovuli sono più di Tracy) vengono fecondati artificiamente e impiantati nel suo utero. Nell'aprile 2008 l'annuncio alla nazione (e al mondo intero) della gravidanza a mezzo stampa su People e tv sul seguitissimo The Oprah Winfrey Show.

Poche ore fa la notizia. Il 29 giugno è nata la figlia di Thomas e Nancy. Stando a Beatie la nascita della bambina non è avvenuta con taglio cesareo e quest'autunno pubblicherà un libro nel quale racconta la sua esperienza. Le sue parole, sin qui, sono state "La sola cosa diversa di me è che io non posso allattare al seno la mia bimba, ma un mucchio di madri non può farlo".

In linea di massima io sono dell'avviso che qualunque coppia dovrebbe poter avere un figlio, sia questa etero o omo. Sono però anche dell'avviso che i figli dovrebbero essere partoriti da donne che poi possono o non possono fare parte del loro percorso educativo (in fin dei conti troppe donne sono morte di parto), ma comunque da donne.
Non sono né uno psicologo né uno psichiatra né, tantomeno, un pediatra, ma mi pare che qui si sia fatta un po' troppa confusione.
La bambina è effettivamente nata da una donna, che però legalmente è un uomo, ne ha tutto l'aspetto e si comporta come tale.
Capisco la volontà delle coppie di avere un figlio, ma qualcosa di questa vicenda non mi convince: indipendentemente dai geni con cui nasci ti puoi sentire un uomo o una donna. Se poi la cosa riguarda solo te e i tuoi partner anche un miscuglio dei due.
Ma per lo sviluppo e l'educazione di un figlio, così mi pare un po' troppo.

Dopotutto continuo a non digerire che una donna, che si sente così uomo da volerlo diventare per quanto possibile, voglia partorire.
Ma forse là fuori ci sono diversi uomini che, nel loro intimo, vorrebbero provare l'esperienza della gravidanza e del parto.

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