martedì 4 novembre 2008

P2 2, la vendetta

Ma non solo.

Ognissanti e la direzione di Odeon TV mi avevano dato l'occasione per un post fiume su Licio Gelli e la P2.
Lunedì scopro che Travaglio, in passaparola, sceglie lo stesso tema, per molti versi gli stessi argomenti e lo approfondisce (ovviamente, lui è davvero un giornalista).

Non fa in tempo a passare un giorno che si torna a parlare di P2. Per due motivi sostanziali che riconducono alla stessa persona: Marcello Dell'Utri.

Sì, perché una delle cose che non avevo detto nel post del primo di novembre erano i nomi dei primi due ospiti della trasmissione di Licio Gelli. Mi sembrava di sparare sulla Croce Rossa, avendo parlato della contiguità del venerabile con gli ambienti mafiosi, stigmatizzare i primi inquilini del suo salotto televisivo.
Ma adesso è dovere di cronaca. E guarda un po', le due personalità di rilievo sono Giulio Andreotti e il summenzionato Marcello Dell'Utri. Due che alla mafia non sono mai stati accostati...

lunedì 3 novembre 2008

Non mi sono preso la briga


di controllare se questo sito è davvero un sito commerciale o una goliardata ben riuscita, ma sembrerebbe davvero qualcosa di serio.

E tra i loro prodotti il Subtle butt è il più figo in assoluto.

Ammesso che funzioni, neutralizzerebbe gli odori delle emissioni gassose degli sfinteri, ma non i rumori.

Si mette nelle mutande e... voilà, il gioco è fatto.

Il sito è carino in sè, ma il video pubblicitario del prodotto è qualcosa di completamente demente e merita di essere visto.
Non so se è esattamente buona pubblicità al prodotto, ma alla fine è meglio che ognuno si faccia la propria idea.

Notate come si chiama la dottoressa del video...



Riferimenti

sabato 1 novembre 2008

Io in tv? C'è di peggio!


E di peggio di me c'è davvero tanto.

Ma l'amena frase non è uscita dalle mie labbra, ma da quelle, molto più venerabili, di Licio Gelli.

L'uomo che quando io ero bambino aveva acceso le paranoie di chi lavorava nella macchina della giustizia e dei suoi familiari, in particolare di quelli che bazzicavano il carcere di Sollicciano, dove era rinchiuso.

Io ero uno dei fortunati, nella categoria familiari.

Oggi fa sorridere leggere un paragrafo del genere, perché nessuno ricorda più gli attentati, le bombe, i bagni di sangue, gli anni del terrore e la strategia della tensione. All'epoca salutavi i tuoi e, strisciante come un serpente, c'era quel pensiero di fondo: speriamo di rivederci stasera. Un po' come essere familiari di un agente della scorta di un giudice, solo più indiscriminato, perché le bombe non fanno troppa attenzione a non fare strage tra i civili.

La notizia ha destato un vago senso di shock, considerando chi era Gelli e in cosa era implicato.
Dopo l'irruzione nella sua Villa Wanda nel 1981 si sono scoperti l'esistenza e i membri della Loggia Massonica Propaganda 2, meglio nota come P2, e diverse loro attività riscontrate o presunte. Molti processi e diverse ipotesi di reato si arenarono "grazie" all'amnistia del 1989 pertanto non si sono potute appurare o verificare una grande quantità di punti che rimangono forzatamente oscuri.
Caso curioso, che mi tocca da vicino anche questo, la loggia nasce col nome di Propaganda ad opera di un concittadino pratese, Giuseppe Mazzoni.
Nel tempo farà "carriera" anche tra le varie logge massoniche e si distinguerà per il sostegno al fascismo, errore di programma notevole visto che il fascismo si rivolterà contro la massoneria nel suo insieme.
Il gran maestro della loggia sarà costretto a firmarne lo scioglimento.

Ma poi arriveranno gli americani e la liberazione e la loggia rinascerà col nome di Propaganda 2 sotto gli influssi della massoneria americana.
Qui ci sarebbero diversi spunti interessanti concernenti una certa strana importanza territoriale della Toscana e una notevole continuità storica, il ruolo di diversi suoi personaggi nei contatti con gli Stati Uniti d'America e l'odor di massoneria che avvolge quel paese fin dai suoi albori: Filippo Mazzei, semisconosciuto medico italiano nato nel XVIII secolo nella provincia pratese, sarebbe tra i padri della Dichiarazione d'indipendenza del 1776.
E' il motivo per cui Charlottesville è gemellata con Poggio a Caiano.
Nella contea di Albemarle, ci cui Charlottesville è capoluogo, nacque Thomas Jefferson. A Poggio a Caiano nacque Filippo Mazzei.
E' anche curioso che la tenuta di Jefferson si chiamasse Monticello - che è proprio una parola presa dall'italiano - e che il presidente degli Stati Uniti vi abbia trattenuto Filippo Mazzei donandogli parte della tenuta e installandovi la coltivazione per cui i Mazzei erano noti da secoli, quella della vigna.
Ma magari era solo un'amicizia all'insegna del buon vino e l'aura massonica che molti associano ai padri della patria statunitensi non c'entra nulla.

Però è curioso che al momento di rifondare la loggia massonica Propaganda 2 il compito sia stato affidato a un toscano. E di tanta Toscana che c'è... di Pistoia, che è un tiro di schioppo da Prato e Poggio a Caiano.

Ma la vicenda è piena di stranezze.
Perché la Toscana, a quel punto, in quel momento storico, è terra nota per la tradizione comunista più che per quella massonica.
Poi... avessero scelto un toscano notabile, chessò un senatore della Repubblica, un Medici, anche un Pazzi... si poteva capire. Il vero problema di questa vicenda umana è che Licio Gelli è, nel 1969, un emerito signor nessuno. Figlio di un mugnaio.

Breve riassunto delle vicende dell'uomo che possono essere verificate su Wikipedia.
Parte per la guerra di Spagna come camicia nera.
Torna in tempo per muoversi un altro po' col fascismo (rivista fascista, gruppo universitario fascista) e aderire alla repubblica di Salò.
Fiutando il vento che tira salta sul carro partigiano e si dedica al doppio gioco (o triplo, chissà, visto che un suo compagno di brigata verrà ucciso in circostanze oscure).
Dopo vengono gli anni di contiguità all'OSS, il precursore della CIA di cui si dice sia stato membro. Ipotesi non verificata anche se è certo che fu un collaboratore dell'intelligence britannico-americana.
Una decina di anni da portaborse a un deputato democristiano e un ipotetico, non comprovato ruolo attivo nell'operazione Gladio completano il quadro.
In mezzo a tutti questi "si dice" e "pare che" ci sono anche le affermazioni di Gelli e le verità giudiziarie emerse.
Dalle dichiarazioni di amicizia con Peròn, presidente dell'Argentina la cui giunta militare si sarebbe poi rivelata composta da un notevole numero di massoni, alla condanna per depistaggio nella strage alla stazione di Bologna.
Passando per la vicenda del banco Ambrosiano, un caos di membri della P2 nel quale egli stesso ha tirato in ballo Solidarnosc e il Vaticano ma che l'ha visto alla fine condannato per bancarotta.

E' difficile dare una rigida cronologia dei fatti, soprattutto perché è difficile capire se le premesse dei fatti conclamati abbiano radici temporalmente precedenti ma, a occhio, direi che le vicende di Gelli vengono più o meno tutte da parecchio lontano.

In ogni caso, retrospettivamente, questo è il curriculum dell'uomo al quale, nel 1969, viene affidata la rinascita della loggia Propaganda 2, dopo solo quattro anni di appartenenza alla massoneria. Il mandato? Semplicissimo: riunire le varie logge italiane e tentare di riconciliarle col mondo cattolico. Una bazzecola.
"Primo incarico" di Gelli nel Golpe Borghese del 1970: arrestare il presidente della repubblica Saragat. Non era un ruolo personale, tutta la P2 era implicata.

In seguito la storia della P2 si fa torbida, come si conviene a praticamente tutto ciò che passa vicino a Licio Gelli.
Trasferimenti di membri da varie logge, iscritti su segnalazione diretta del nostro, specie in ambiente militare, un potere di fatto diretto esercitato da Gelli sulla struttura nonostante, tecnicamente, non ne fosse il capo.

La commissione Anselmi stabilirà che:
  • Gelli ha acquisito nella seconda metà degli anni settanta il controllo completo ed incontrastato della Loggia Propaganda Due, espropriandone il naturale titolare e cioè il Gran Maestro
  • la Loggia Propaganda Due non può nemmeno eufemisticamente definirsi riservata e coperta: si tratta ormai di una associazione segreta, tale segretezza sussistendo non solo nei confronti dell'ordinamento generale e della società civile ma altresì rispetto alla organizzazione che ad essa aveva dato vita.
Traduco il secondo paragrafo. La P2 non si poteva più definire una "sezione" non pubblicamente nota della massoneria (o del Grande Oriente d'Italia, se si preferisce) la conoscenza della cui esistenza era nota solo ad alcuni membri della massoneria; era andata diversi gradini oltre, nascondendosi anche alla realtà che l'aveva generata e che, teoricamente, nel 1976 l'aveva sospesa.

Ma perché fu istituita la commissione Anselmi?
Perché nel 1981 la Polizia, in una perquisizione a Villa Wanda, troverà la famosa lista degli iscritti alla P2. Una lista da far tremare il paese. E ci sono validi motivi per pensare che la lista sia incompleta.
Tra gli iscritti numerosi politici, imprenditori e notabili italiani.

La bomba esplode e si arrivano a scoprire diverse cose, tra le quali il famosissimo piano di rinascita democratica.

L'esito è sostanzialmente quello documentato dalla Commissione Anselmi che impiegherà gli anni dal 1981 al 1985 all'analisi dei controversi documenti disponibili.
La commissione, tra l'altro, (cito testualmente Wikipedia: "la lista" è la lista dei membri rinvenuta a Villa Wanda, mentre "la Loggia" è la P2)
  • giudicò la lista attendibile ma presumibilmente incompleta;
  • giudicò la Loggia «responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale» della Strage dell'Italicus;
  • giudicò la Loggia «un complotto permanente che si plasma in funzione dell'evoluzione della situazione politica ufficiale»;
  • sottolineò l'«uso privato della funzione pubblica da parte di alcuni apparati dello stato» legati alla Loggia;
  • sottolineò la divisione funzionale della Loggia e quindi che, benché tutti gli affiliati fossero consapevoli del fine surrettizio della Loggia, fosse necessario individuare il settore di appartenenza dei singoli affiliati per risalire alle responsabilità personali;
  • sottolineò che la presenza di alcuni imprenditori si poteva spiegare con i benefici economici che il legame con alti dirigenti di imprese pubbliche e banche poteva potenzialmente portare loro, per esempio sotto forma di credito concesso in misura superiore a quanto consentito dalle caratteristiche dell'impresa da finanziare (tra tali imprenditori viene citato Silvio Berlusconi);
  • sottolineò come ci fossero «poche ma inequivocabili prove documentali» che provavano l'esistenza della Loggia di Montecarlo (ora Massonic Executive Committee) e della più elitaria P1, considerandole entrambe creazioni di Licio Gelli.
Licio Gelli era il vertice di tutto questo.
Saltabecca militare verso la fine del secondo conflitto mondiale per poter saltare sul carro dei vincitori qualunque esso fosse, amico personale di un leader politico sudamericano che sarebbe stato molto importante per l'Italia (ma non è dato sapere perché), doppiogiochista, collaborazionista, forse agente segreto, organizzatore di eversori, arrestatore di presidenti, depistatore, implicato in vicende di terrorismo, contiguo a personaggi in odore di mafia, presumibilmente ricattatore o, almeno, scambiatore di interessi, ideatore e sostenitore di un piano permanente per sovvertire l'Italia che poi, probabilmente, è stato esportato anche in paesi come Argentina e Romania.

Qualcuno può chiedersi come ci sia riuscito.
Indubbiamente era una persona con diverse capacità, ma la più importante era quella di saper far leva sull'ambizione di chi aveva di fronte: riusciva a proporre l'ingresso nella "sua" loggia come il lasciapassare per un ritorno economico e di potere altrimenti inaccessibile.
Fu probabilmente il primo a rendersi conto che le chiavi del potere sono nelle mani della politica, ma che la politica è ricattabile: la sua celebre frase "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media" trovò immediata applicazione nella scalata al Corriere della Sera.
Un monumento al modo di operare di Licio Gelli.

Il maestro venerabile si reca dai Rizzoli e li convince ad acquistare la testata. L'operazione è molto costosa e il sostegno finanziario di Eugenio Cefis non basta più.
Cefis è un altro personaggio che merita due parole. Entrato in Agip sotto Enrico Mattei l'aiutò a ristrutturarla e in seguito lo aiuta nella fondazione dell'ENI. Mattei morirà nel 1962 in un attentato aereo e dopo un mandato di Boldrini, Cefis gli succederà alla carica di presidente dell'ENI nel 1967. La vicenda attira l'interesse di Pier Paolo Pasolini che ne parla in Petrolio, un romanzo che uscì solo postumo nel 1992 (tenere presente che il segreto sugli atti del Golpe Borghese fu tolto nel 1991). Ma anche quella di un anonimo scrittore che pubblicherà sotto pseudonimo, nel 1972, un libro nel quale Cefis viene descritto come un uomo che tramava contro Mattei e la sua politica indipendente. Se qualcuno si chiedesse chi ledeva la politica indipendente dell'ENI (Ente Nazionale Idrocarburi ovvero petrolio) la risposta è semplice: le multinazionali americane del petrolio. Abbiamo già parlato, in questo post, di qualcuno che agiva al soldo degli americani. Ricordatelo. Tra Pasolini e l'autore che ha usato lo pseudonimo i fatti daranno ragione al secondo visto questi vedrà "solo" il suo libro scomparire da tutte le librerie mentre Pasolini morirà, in circostanze non troppo chiare, prima che Petrolio potesse vedere la luce. Ma a Cefis la presidenza di ENI non basta. E allora aiuta Cuccia (che pure era stato massone accertato). Cuccia con Mediobanca è molto esposto verso Montedison, una società privata che difficilmente potrebbe restituire i crediti che Mediobanca vanta nei suoi confronti. Cefis allora fa comprare a ENI azioni Montedison, ponendosi così sullo scranno di presidente della società. Tradotto: usa denaro pubblico dell'ENI per ottenere il ruolo di presidente di un'azienda privata. Leggetevi il quarto punto di quanto stabilito dalla commissione Anselmi che trovate poco sopra, vedete se ci vedete una blanda analogia.
E' con queste credenziali che Cefis prepara il terreno alla scalata al Corriere. Ma deve prima vedersela con Gianni Agnelli, proprietario della Stampa e membro della proprietà del Corriere.
Il campo di battaglia è la presidenza di Confindustria. Agnelli farà un nome, Cefis un altro. Una dura battaglia che alla fine ha un esito che riflette il peso dei due personaggi: Agnelli diventerà presidente, Cefis vicepresidente. Ma con in tasca un accordo editoriale: via libera per il Messaggero a Cefis e per il Corriere ai Rizzoli, in cambio la Gazzetta del Popolo non avrebbe più tormentato il giornale degli Agnelli.
Ora si potrebbe cominciare a trarre delle conclusioni.
Ok, Cefis voleva aiutare gli interessi americani - per suo tornaconto personale - e in questo somiglia a Gelli, ma che legame c'è tra i due? Saranno per caso entrambi membri della P2?
No. Secondo un appunto del SISMI il vero fondatore della P2 è Cefis stesso che ne avrebbe avuto il controllo fino all'affidamento a Gelli e Ortolani.

Ed è proprio con Gelli e Ortolani che Cefis propone l'affare ai Rizzoli. Lui ha i soldi, Gelli e Ortolani la P2 di cui Angelo Rizzoli è membro e c'è il beneplacito dell'Avvocato. I Rizzoli abboccano non rendendosi conto di quanto costi l'operazione. E quando vanno a cercare credito presso le banche non sanno che la stragrande maggioranza è presieduta o diretta da membri della P2 e che, pertanto, è Gelli che stabilisce se i capitali arrivano o meno. Nel 1977 Angelo Rizzoli si rivolge al Maestro Venerabile. Il quale, magnanimo, aiuta facendo arrivare i soldi dello IOR (ricordate che uno dei mandati di Gelli era di riconciliare la massoneria con il mondo cattolico? Evidentemente c'era riuscito visto che riusciva a muovere i fondi dello IOR).
I Rizzoli a questo punto sono debitori alla P2 e, come si sa, i debiti si pagano.
In questo caso il pagamento consiste nell'inserimento nella testata di diversi piduisti, in particolare nella posizione di direttore che fu affidata a Franco Di Bella.
In queste condizioni l'indipendenza del giornale non era più tale, ma il Corriere restava la testata più venduta e prestigiosa in Italia. Siamo negli anni '70 e la gran parte dell'informazione è affidata alla carta stampata.
Tra le varie cose che si potevano fare col Corriere c'erano il condizionamento dei politici, ottenibile in cambio di visibilità sulle pagine del giornale; c'era l'inserimento in organico di piduisti con l'evidente intento di dare da una parte prestigio alle loro firme - in fin dei conti scrivevano sul Corriere, mica pizza e fichi - e dall'altro di pubblicare articoli nell'interesse della P2; si potevano anche censurare i giornalisti ostili.
Un evento "simpatico" in questo senso accadde a Enzo Biagi che doveva partire per l'Argentina governata dalla giunta militare golpista e che fu bloccato. Qualcuno si sarà chiesto perché ho parlato delle amicizie argentino-massoniche di Gelli in precedenza... ecco il motivo.
Triste che Biagi sarà censurato anche in televisione, molti anni dopo, da un ex-piduista.

Quello del Corriere della Sera è solo un esempio che ci permette di parlare di chi era Gelli, chi erano i suoi amici, come agiva. Uno schema analogo porterà alla creazione di Canale 5, nel quale i piduisti Silvio Berlusconi e Maurizio Costanzo hanno avuto un certo ruolo.

Insomma... In tv c'è di peggio.
Cosa c'è di peggio del capo dei piduisti? Forse il suo allievo migliore, quello che il piano di rinascita democratica lo sta portando avanti, quello che non è stato solo contiguo alla mafia ma l'ha proprio ospitata a casa sua.
Difficile che le pentole di Giorgio Mastrota siano peggio di Gelli. E anche Malgioglio che, diciamocelo, non è proprio il top.

Ma finché qualcuno gli dà un ruolettino su Odeon TV, tanto tanto.
Nella foto del post, accanto a Gelli - che è il più brutto dei due - c'è George Clooney. Sì, perché pare che qualcuno a Hollywood abbia notato un'intervista che Gelli rilasciò alla CNN e voglia trasformare la sua storia in un film per Sony con interpreti Clooney e Stanley Tucci. Storia italiana, regia francese e produzione americana, gli ingredienti per il successo ci sono tutti. Difficilmente sarà palloso come Syriana, questo è poco ma sicuro.

Sapete cosa mi inquieta (oltre al pregresso e all'implicito) in tutto questo?
Una delle tante frasi dette da Gelli riguardo alla scelta degli interpreti: "Clooney forse è più bello, ma in quanto a seduzione anch'io ancora oggi ci so fare".
Essì. FORSE Clooney è più bello. E lui ancora oggi (a 89 anni) ci sa fare.
Qualcun altro ha detto che a 72 anni dopo aver dormito tre ore a notte gli restano energie per farne altrettante di sesso.

Come si dice in questi casi... talis magister, talis discipulus. Tale il (Gran) Maestro, tale l'allievo. Affinità elettive. Che termine strano che mi è venuto in mente.

E con questo vi saluto, che oggi ho veramente esagerato. Vi lascio con le parole pronunciate dal Venerabile nel 2003.

"Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa"


Riferimenti - Licio Gelli
Riferimenti - Loggia massonica Propaganda 2 (P2)
Riferimenti - Eugenio Cefis
Riferimenti - Filippo Mazzei
Riferimenti - Piano di rinascita democratica
Riferimenti - ADN Kronos su Gelli in TV e al cinema