Molto spesso sentiamo dire che in Italia l'informazione è parzialmente libera.Ci sono autorevoli società e fondazioni che ci appioppano questa etichetta a periodi alterni, più o meno ogni volta che Berlusconi dirige il Bel Paese.
Il perché è facile da capire: avere il massimo editore a capo del governo non è proprio una garanzia di indipendenza delle redazioni.
All'italiano che voglia informarsi, alla fine, non rimane che guardarsi allo specchio che, nel caso di uno stato, è leggere ciò che ne dicono all'estero. E giusto per essere chiari in generale non parlano troppo bene di noi.
Purtroppo leggere i giornali stranieri presuppone la conoscenza delle lingue. Spesso una buona conoscenza delle lingue. Ma si può fare, con un po' di impegno.
Siamo chiari... i giornali stranieri non sono attrezzati adeguatamente per descrivere la situazione italiana: si fidano troppo delle parole, della politica, della promessa e, soprattutto, dei giornali italiani. Non hanno quel minimo di malafede necessario a trattare gli italiani. E poi, parliamoci chiaro, l'Italia è un paese affascinante, ma sullo scacchiere internazionale non vale molto, ragione per cui spesso le notizie non sono particolarmente approfondite. E già così non ci trattano bene.
Ogni tanto, però, qualcuno si sbatte abbastanza da indagare l'animo italiano, le sue meschinerie, le sue contorsioni... e sono quelli i casi che fanno scalpore, i casi in cui la stampa estera ci crocifigge senza pietà, trattamento che a livello nazionale meriteremmo sempre.
Ma questo non risolve il problema principale: come si fa a leggere cosa dicono di noi all'estero se non si conoscono le lingue? E passi pure l'inglese, ma se la televisione svedese fa uno spot in cui usa Berlusconi come controesempio alla televisione libera, come si fa a saperlo?
Ve lo sveleremo dopo la pausa pubblicitaria (il video qui sotto è proprio lo spot in questione, del 2005).
Nella difficile impresa di guardarci allo specchio ci aiuta un sito singolare, Italia dall'estero.
Creato da un gruppo di ricercatori italiani all'estero (guarda caso), vanta una redazione di tutto rispetto e copre un gran bel numero di lingue e, ovviamente, giornali.
Ovviamente non traducono tutto e bene o male c'è una linea editoriale, ma vista la concorrenza di orrori come Il Giornale, Libero o TGcom possono tranquillamente entrare nel novero anche articoli tradotti da NY Times, International Herald Tribune, El Paìs, Le Figaro e Die zeit.
Ma non solo quelli. Giusto per presentarvi il sito vi riporto un articolo pubblicato in Argentina su una notiziola passata leggermente in sordina in Italia. Il giornale è La Nacion e la firma di Elisabetta Piquè. Tutti gli articoli riportano il link all'articolo originale, un impegno alla trasparenza che fa davvero onore a questi ragazzi.
A giudizio per una battuta
La magistratura di Roma ha deciso, alcuni giorni fa, di aprire un fascicolo contro Sabina Guzzanti, una delle migliori comiche italiane, per aver offeso il Papa. Si tratta di un reato previsto dall’articolo 8 dei Patti Lateranensi (l’accordo firmato nel 1929 da Benito Mussolini e la Santa Sede), il quale stabilisce che l’offesa al Pontefice, “persona sacra e inviolabile”, è punibile allo stesso modo dell’offesa al Presidente della Repubblica.
La decisione dei magistrati ha dato vita ad una grande polemica. Il vilipendio, infatti, è avvenuto durante una manifestazione contro Silvio Berlusconi che si è svolta lo scorso 8 luglio a Piazza Navona. Battezzato come “No Cav Day” (giornata del no al Cavaliere), l’incontro era stato organizzato da Beppe Grillo, un altro famoso comico italiano.
Sabina Guzzanti, dal palco, ha lanciato una satira (secondo la Reale Accademia Spagnola, composizione poetica o altro scritto il cui obiettivo è censurare acremente o ridicolizzare qualcuno o qualcosa) sulla politica della penisola, tradizionalmente condizionata dal Vaticano. E, tra le altre cose, ha attaccato Benedetto XVI. “Fra 20 anni Ratzinger starà dove deve stare, cioè all’inferno, tormentato da diavoli froci attivissimi e non passivissimi, come i gay che hanno accettato di spostare il Gay Pride a Bologna perchè a Roma c’era un incontro di sacerdoti“, è stata la frase messa sotto accusa dalla Magistratura.
Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura nel 1997 e maestro della satira, non ha nascosto la sua indignazione per la decisione dei giudici. Oltre denunciare nuovi venti fascisti nell’ambiente, ha affermato che “se continuiamo così, condanneremo anche Dante: anche il sommo poeta, in fondo, mandò il papa Bonifacio VIII all’inferno, non lo ricordate?”.
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Aggiornamento: il ministro della Giustizia Angelino Alfano non ha concesso l'autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti. Alcuni si sono chiesti se non sia solo perché il padre della comica è parlamentare del PDL o se la decisione del Guardasigilli sia autonoma o "ben consigliata", ma tant'è: la bolla di sapone è scoppiata e con lei la vicenda. Col beneplacito del Vaticano che può prendere le distanze da una leggettina del ventennio poche settimane dopo che Famiglia Cristiana aveva stigmatizzato i rigurgiti fascisti italiani.
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