
Facile, dirà qualcuno, quella paterna.
Vero, ma non è il babbo che ci aspetteremmo e in buona parte del mondo non ha proprio nulla da spartire con la figura paterna.
Parliamo, ovviamente, di Babbo Natale o Santa Claus. Che, udite udite, è il personaggio più famoso nel mondo dell'infanzia davanti - addirittura - a Ronald McDonald, il clown travestito da Mago G che è un marchio registrato della corporation. E come tale, almeno lui, si chiama così in tutto il mondo.
Ora... si potrebbe sorridere all'idea che Babbo Natale sia la figura che condiziona il modello comportamentale di un'intera nazione o, addirittura, di molte nazioni ma pensiamoci bene.
Babbo Natale è quel signore che, senza chiederci nulla in cambio se non un po' di buona condotta, ci ha portato i regali per un numero imprecisato di natali della nostra infanzia, proprio il periodo in cui si formano degli schemi che ci perseguiteranno per tutta la vita e che ci porteranno a una sessualità complicata se siamo fortunati o a un plastico della villa di Cogne o di Garlasco se ci ha detto un po' peggio.
E' così strano che i suoi comportamenti, il suo modo di essere ci rimangano impressi anche a un livello molto più profondo di quello che vorremmo?
No. Ma ci sono anche le "riprove" di questo fatto ce le offre lo strumento di verifica moderno per eccellenza, la pubblicità. Intanto il personaggio con cui si contende la palma del più celebre il nostro condottiero di renne: Ronald McDonald, il testimonial della catena che ha fatto del marketing verso i minori un'arte. E il motivo è sempre quello: se comincia a piacerti da bambino ti piacerà per sempre. E poi, ma potremmo passare anche per la famiglia Totti, la Coca-Cola. Pochi sanno, infatti, che Babbo Natale non aveva mai avuto un costume tradizionale internazionale finché il colosso delle bibite di Atlanta non ha deciso di farne, suo malgrado, un testimonial della sua bevanda di punta. E ovviamente l'ha colorato di conseguenza: una lattina di Coca-Cola deformata ad arte diventa un'ottima statuina di Babbo Natale.
E al di là di questo c'è il rilievo scientifico dell'autore della ricerca australiana, tale Nathan Grills, ma a questo arriverò dopo. Dopo aver detto cosa fa di un personaggio pacioso, buono e gentile un pessimo modello comportamentale.
La stazza. E' obeso. Per trasmettere un modello positivo dovrebbe essere più atletico. E' pigro. Lavora una sola notte l'anno e si muove solo con un mezzo di trasporto. Dovrebbe stimolare la voglia di movimento nei ragazzi. In più beve, "guida" ubriaco e non rispetta le norme di guida più essenziali come mettere le cinture o il casco.
L'immagine di Babbo Natale ubriacone deriva dall'usanza, in alcuni paesi, di lasciare un cicchetto di ringraziamento al bravo vecchietto che deve ancora fare tanta strada e affrontare tanto freddo, almeno nell'emisfero boreale.
A ben vedere la ricerca scopre l'acqua calda, perché è pacifico che obesità, alcol e vita sedentaria non andrebbero accostati al "bene", specie quando lo si propone ai bambini. Ma come detto non muove una critica generica. Ha infatti stabilito che "sul piano epidemiologico, c’è una correlazione tra i paesi che venerano Babbo Natale e quelli dove il tasso di obesità dei bambini è elevato". Questo non vuol dire che è colpa di Babbo Natale se i bambini sono obesi, sia chiaro. Ma il timore che, nelle culture che associano al bene certi comportamenti, quei comportamenti si radichino è, grazie a questa ricerca, una certezza.
Per il futuro, quindi, potremmo anche aspettarci un pesante restyling di quella che, per molti bambini, è la persona più buona del mondo.
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